10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cronaca

Quella lunga scia di sangue che macchia Taranto

La catena di sparatorie e agguati in città. Sino all’omicidio dell'altra sera


Una catena di sangue. Sparatorie, agguati. Omicidi. Slegati tra loro. Ma con un comune filo conduttore: la facilità con cui in questa città si spara, a qualunque ora, in qualsiasi quartiere.

Girano molte armi, a Taranto, e non è un segreto. Sembra essere caduta ogni remora ad usarle. Ieri sera il raid in via Ugo Foscolo, in cui ha perso la vita Mario Reale di 54 anni, che era in semilibertà, ed è stato ferito il figlio trentunenne. I colpi sono stati esplosi da una calibro 9×21 ed una calibro 7,65. Il 27 febbraio un altro omicidio, quello del trentaduenne Giuseppe Axo, al rione Salinella.

Un delitto avvenuto in pieno giorno, per il quale sono stati arrestati due fratelli, Antonio e Francesco Bruno. «Ho sparato per paura. Siamo stati sempre aggrediti. Mio fratello l’ultima volta che è stato pestato aveva la faccia deformata». Così il 34enne Antonio Bruno nell’interrogatorio davanti al gip, al quale ha confessato di aver sparato con una mitraglietta da guerra Skorpion 7.65 una sventagliata di colpi, sostenendo di aver incontrato per caso, in strada, Axo, che in più occasioni avrebbe malmenato lui e suo fratello Francesco.

L’8 marzo, intorno alle 21.30 sulla strada statale 7 all’altezza dello svincolo per la 106 jonica, a finire nel mirino sono stati i poliziotti. Una pattuglia della Stradale ha intimato l’alt ad un’Audi nera, che però ha accelerato. Nel contempo, una Marea ha affiancato l’auto della Polizia, ed il conducente ha aperto il fuoco. E quando la Fiat ha fermato la sua corsa, ne sono usciti due o tre uomini che hanno continuato a sparare, per poi darsi alla fuga. Dell’Audi nera, nessuna traccia. L’11 aprile, al rione Tamburi, il tentato omicidio di Giuseppe Tortorella, 51 anni. Il caso è stato risolto a stretto giro dai carabinieri, che hanno arrestato Gaetanino Passarelli, operaio coetaneo della vittima, ed i suoi due figli, Maurizio e Raffaello, rispettivamente di 29 e 32 anni, entrambi incensurati.

Per i militari, dietro il ferimento, avvenuto davanti alla macelleria del fratello di Tortorella al mercato di via Galeso, ci sarebbe una pedizione punitiva è stata organizzata dai Passarelli perché nei giorni precedenti c’erano stati diversi litigi con Tortorella. Il 20 aprile, tre colpi sparati in viale Magna Grecia, in pieno giorno, alle 11, nei pressi della chiesa San Lorenzo. Un episodio rimasto nebuloso, come quello della notte tra il 22 ed il 23 di aprile: ancora una sparatoria, in via Cava, in Città Vecchia. Qualche ora, dopo, il pomeriggio di sabato 23, al rione Tamburi, un centro scommesse di via Machiavelli è stato assaltato da un uomo armato di pistola, che si è fatto consegnare 3.000 euro d’incasso.

Non è finita, purtroppo. Anzi, è nella notte tra il 23 ed il 24 del tremendo aprile appena trascorso, verso le 2.30, lungo la litoranea salentina di Leporano, che si registra l’episodio che più fa allarmare gli inquirenti, prima del delitto di ieri sera. In tre, con il volto coperto da passamontagna, fanno irruzione all’interno di un ristorante, che al momento era in fase di chiusura, appropriandosi dell’incasso della serata, in corso di quantificazione. I malviventi sparano, e colpiscono il gestore dell’esercizio un 61enne di origine iraniana, da tempo residente a Taranto, ed un cliente 47enne tarantino. Sembra una rapina. Ma i nomi dell’iraniano e del tarantino sono ‘pesanti’. Il tarantino è Gregorio Cicala, ritenuto un elemento di spicco della mala locale; l’iraniano è Seyed Rahim Banishoeib, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, anche sulla scorta delle numerose condanne subite, relative a truffa, contrabbando e traffico di sostanze stupefacenti. Per i reati riguardanti gli stupefacenti, che risalgono agli anni ‘90, l’uomo ha subìto condanne per 17 anni di reclusione.

Pochi giorni fa la Guardia di Finanza ha sequestrato il ristorante, oltre ad un appartamento e disponibilità finanziarie per circa 450mila euro, a lui riconducibili. Nel locale, dopo l’assalto dei tre banditi, furono rinvenuti sei bossoli calibro 9 e numerose ogive. Un uomo è stato arrestato, lo stattese Giulio De Biaso: «Signor giudice, non posso rispondere, perchè non ricordo, non ero lucido. Ero sotto l’effetto della cocaina, ed avevo bevuto» le uniche parole che ha detto al giudice che lo interrogava. E’ ancora aperta la caccia agli altri due uomini del commando.

Alle 21 di martedì scorso, 24 maggio, in Città Vecchia, tre uomini, armati di fucile e con il volto coperto, hanno fatto irruzione all’interno di una tabaccheria in via Garibali, la strada che collega il Ponte girevole con il Ponte di Pietra. I malviventi hanno ripulito la cassa della rivendita di tabacchi e poi sono fuggiti esplodendo numerosi colpi di fucile in aria per guadagnare la fuga e facendo perdere così le loro tracce. 

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