Cronaca

Il caso Zaman e la libertà di stampa

Per rompere quel muro di indifferenza che ha avvolto la vicenda in Turchia


È insolito che un giornale locale si occupi di vicende internazionali.

Ce ne occupiamo oggi per tentare di rompere quel muro di indifferenza che ha avvolto la vicenda di Zaman, uno dei più diffusi giornali turchi. Era un quotidiano di opposizione, la redazione ha subito una brutale irruzione delle forze di polizia, il giornale è stato commissariato e, oplà, è stato trasformato in un foglio di propaganda filogovernativa. Questo accade in un paese, la Turchia, che ha chiesto di entrare nell’Unione Europea e che pertanto dovrebbe rispettare gli standard di democrazia dei paesi occidentali.

Questa volta non c’è stata alcuna roboante sollevazione sui social network, nessun “Je suis…”. Eppure la libertà di stampa è un valore non negoziabile, del quale, tuttavia, sembra quasi che fette non marginali dell’opinione pubblica credono di poter fare a meno. Non a caso le ultime classifiche di “Reporter senza frontiere” collocano l’Italia al 73° posto al mondo per libertà di stampa. Un posto sotto la Moldavia e uno sopra il Nicaragua.

Uno scenario preoccupante reso ancora più cupo dalle sortite di chi, come Beppe Grillo, riuscì ad esultare alla notizia che in Italia circa 70 testate stessero per chiudere. Una sconcertante guerra santa contro i giornali, a favore della presunta e più facilmente manipolabile verità del web, che poi non trova coerenza nel quotidiano invio di comunicati stampa alle redazioni dei giornali proprio da parte dei gruppi locali del M5S. E questo è un altro punto nodale: i giornali locali. Nel momento in cui le grandi concentrazioni editoriali risucchiano in poche mani il mondo dell’informazione nazionale, sono proprio le piccole testate locali il baluardo a difesa del pluralismo e delle voci dei territori. E il sostegno a queste testate, anche attraverso la legge sull’editoria in discussione al Parlamento, deve essere imprescindibile elemento in un Paese che voglia recuperare posizioni senza soffocare l’informazione di periferia.  

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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