13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca

Stop alle discariche e agli inceneritori

La denuncia dei medici e dei comitati territoriali


Dietro l’aspra bellezza dei paesaggi della provincia di Taranto si nasconde una vera e propria bomba ecologica.

Tutti lo sanno ma nessuno interviene per disinnescarla. La denuncia arriva dai medici e dai comitati territoriali della provincia di Taranto, da anni impegnati nella tutela dell’ambiente.

La nuda verità è contenuta nei numeri del rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) su Taranto, illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa presso la libreria Gilgamesh.

“I nostri impianti smaltiscono una quantità di rifiuti superiore a quella che produciamo. E, a fronte di questi dati, il dibattito a livello istituzionale è completamente assente, come carente è l’informazione dei cittadini su tali questioni – ha sottolineato Giovanni Vianello, Beni Comuni Taranto”. Il documento diffuso dai comitati questa mattina traccia una mappa di tali siti e delinea un quadro generale piuttosto allarmante. Il comune di Massafra sarebbe diventato lo “sversatoio” di rifiuti solidi urbani dei 29 comuni della provincia. Nel territorio sono presenti due discariche di rifiuti urbani, delle quali una al termine del suo ciclo mentre, adiacente a questi impianti, sorge l’inceneritore “Appia Energy”, lo stesso per cui si attende a breve la decisione del Consiglio di Stato sul raddoppio. C’è la concreta possibilità che sempre a Massafra si realizzi una piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi, e al contempo si starebbe dando l’ok all’attivazione di una “struttura” per l’incenerimento fanghi.

A poca distanza da questa cittadella della spazzatura, ma già nel distretto di Statte, si trova un altro impianto per i rifiuti speciali gestito dalla Cisa, nel quale viene smaltita anche la spazzatura proveniente dalle altre province pugliesi. Sempre a Statte si sta pensando di raddoppiare il colosso Italcave, non lontano dal quale c’è il capannone abbandonato della Cemerad, nella cui pancia – com’è noto – giacciono fusti di rifiuti radioattivi altamente tossici. L’elenco dei siti è lungo: a Taranto si contano la piattaforma polifunzionale per stoccaggio, depurazione e smaltimento di rifiuti liquidi pericolosi, ad alto carico organico, che riceve i rifiuti anche dalla Basilicata; un altro impianto similare è ubicato lungo la via per Statte, a due passi dalle discariche Ilva, autorizzate per decreto e non secondo la normale procedura. A pochi metri dalle prime abitazioni di Lizzano e Fragagnano c’è la discarica Vergine, tra le più grandi d’Europa e tuttora sotto sequestro.

Qualche mese fa si è rischiato di vederla riaperta, per volontà della Provincia. Non finisce qui: nemmeno i territori di Grottaglie, Manduria, Ginosa, Laterza e Castellaneta sono rimasti vergini. Anzi, piovono su di essi richieste di raddoppi e ampliamenti degli impianti. “La situazione sanitaria del nostro territorio è catastrofica e gli studi, anche europei, sugli effetti negativi sulla salute della presenza di questi poli di smaltimento dei rifiuti sono ormai noti a tutti. La politica però se ne infischia – ha sottolineato Etta Ragusa, Vigiliamo per la Discarica Grottaglie”. I comitati chiedono ora un incontro con il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. “Non si possono sacrificare alcuni territori a vantaggio di altri.

L’Ente si adoperi per fermare la concessione selvaggia di autorizzazioni a chi vuole aprire nuove fabbriche di veleni. In America la cultura degli inceneritori è morta e sepolta – ha fatto rilevare Gianfranco Orbello, presidente ISDE”. A firmare il documento presentato questa mattina alla stampa: Beni Comuni Taranto, Vigiliamo per la Discarica Grottaglie, Comitato No al raddoppio dell’Inceneritore – Massafra, ISDE – Medici per l’Ambiente, Comitato Madre Terra Massafra, Attiva lizzano, Comitato Territorio Bene Comune – San Marzano e il giornalista Gaetano De Monte.

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