27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 16:43:00

Cronaca

Ritardi e polemiche, polveriera Ilva

Sulla vendita, che sembra più lontana, deciderà un comitato di saggi


Un incontro urgente, perchè l’Ilva sta morendo.

E’ la richiesta che viene rivolta ai commissari straordinari da Fim, Fiom e Uilm. I sindacati metalmeccanici parlano di «persistere delle criticità» e «perdurare dell’incertezza sui passaggi futuri».

«Ancora rinvii, ancora mesi di vuoto» è il commento del segretario generale della Fim-Cisl Taranto Brindisi, Valerio D’Alò, alla notizia del decimo decreto ‘Salva(?) Ilva’, varato ieri sera dal governo, che allontana la vendita del Siderurgico. «Ogni giorno di ritardo – sostiene D’Alò – fa peggiorare la già difficile situazione all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto. Siamo ormai allo stremo – aggiunge il segretario della Fim Cisl – manca la manutenzione ordinaria per la poca liquidità e ciò compromette le condizioni di sicurezza dei lavoratori. Piuttosto che riparare i mezzi si preferisce affidare a terzi le attività. Non pensiamo assolutamente che la vicenda sia di facile soluzione, tutt’altro. È forse la vertenza più complicata che l’apparato industriale italiano abbia affrontato. Questo però non può essere una scusa per accumulare rinvii e ritardi. I lavoratori e i cittadini non lo meritano».

Il Dl prevede che “al momento del deposito delle offerte da parte degli interessati entro il 30 giugno 2016 (la scadenza precedente, dopo una prima proroga, era al giorno 23, ndr), le eventuali proposte di modifica del Piano Ambientale avanzate dagli offerenti saranno vagliate preliminarmente a ogni altra componente dell’offerta da un comitato di esperti nominato dal ministro dell’Ambiente, che si esprimerà nel termine di 120 giorni dall’insediamento. Il parere verrà quindi comunicato agli offerenti, che provvederanno, se del caso, ad adeguare le loro offerte”.

“La ratio del provvedimento” dicono da Palazzo Chigi “risiede nell’esigenza di evitare l’aggiudicazione ad un offerente senza prima aver vagliato la qualità dei diversi piani ambientali; solo successivamente, verranno valutate le offerte economiche associate ai piani ambientali considerati ammissibili. Tale valutazione verrà compiuta anche con l’ausilio di un perito indipendente che confermi la congruità di mercato delle offerte. Si procederà quindi all’aggiudicazione e all’adozione del piano ambientale definitivo“. L’Aia diventa carta straccia? Intanto, si rischia di arrivare a fine anno in un clima di assoluta incertezza, con la sensazione che le grandi manovre in corso non tengano in alcun conto la voce – ma quale? – della città. E c’è da capire ora chi comporrà questa ‘commissione di saggi’ chiamata a decidere a chi vendere l’Ilva. Che per il nuovo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, resta «una ferita aperta. I troppi cambiamenti hanno contributo a rendere più complicato lo scenario».

Boccia ha parlato all’assemblea di Federacciai, il cui presidente Antonio Gozzi si è lasciato andare ad una dichiarazione destinata a far discutere: «E’ stato un tragico errore mandare via i Riva e sostituirli con commissari, irresponsabili per legge del risultato economico, che naturalmente è stato disastroso». «Parole incredibili» per il segretario nazionale dell’Italia dei Valori Ignazio Messina. «L’Ilva non può essere salvata, ma solo superata, con un progetto che ricalchi quanto avvenuto nel decennio scorso in Germania, dove l’area della Ruhr venne ripensata, bonificata, riconvertita secondo un modello ecologico dell’economia» dice l’onorevole Vincenza Labriola, capogruppo per il Gruppo Misto in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. Sullo sfondo, resta il nodo giudiziario. Per niente risolto. “Dalle relazioni dei custodi giudiziari dell’azienda parrebbe, quanto meno allo stato delle indagini, che numerose prescrizioni contenute nell’Aia non siano state adempiute nei termini previsti”.

E’ il passo centrale del provvedimento con cui il gip Martino Rosati, non ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Taranto in merito ad un nuovo filone dell’inchiesta sull’inquinamento dello stabilimento siderurgico che vede indagati l’ex commissario Enrico Bondi, uno degli attuali tre commissari, Piero Gnudi, l’ex direttore dello stabilimento, Antonio Lupoli, e l’attuale direttore, Ruggero Cola.

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