Cronaca

Ilva, la Fiom accusa: Aia non rispettata

Il duro attacco dei metalmeccanici della Cgil


L’accusa è pesante: l’Ilva non rispetta l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.

Lo è ancora di più se a mettere la fabbrica – e la gestione commissariale – è la Fiom, sigla metalmeccanica della Cgil. “Durante i controlli, ordinari e straordinari, effettuati da Ispra e Arpa, in attuazione del decreto autorizzativo DVADEC-2011-0000450 del 4/8/11 e del DVA-DEC-2012-0000547 del 26/10/12 sono state accertate violazioni delle prescrizioni degli atti autorizzativi e violazioni amministrative” si legge in una nota del sindacato. “Gli enti di controllo hanno pertanto ufficializzato delle diffide a Ilva in merito alla non corretta gestione delle acque meteoriche, dei rifiuti e delle modifiche di impianti, nello specifico rilevato quanto segue: le acque meteoriche di dilavamento dell’impianto IRF sono gestite mediante autospurgo non garantendo che non vi sia infiltrazione in falda, non essendo l’area impermeabilizzata e dotata di regimazione delle acque; il rifiuto scoria deferrizzata non è idoneo al recupero in quanto i valori di Nichel e Bario sono superiori a quanto previsto dal D.M. 5/2/98; il rifiuto refrattari non è correttamente gestito, in quanto è avviato ad attività di recupero invece di essere inviato ad operazioni di smaltimento; mancato controllo della tracciabilità dei rifiuti (big-bags in area di produzione silos polveri stock-house AFO/2) e permanenza di rifiuti in area di produzione non attrezzata allo scopo; superamento dei termini di legge per l’invio delle modalità di monitoraggio; mancata comunicazione in merito all’obbligo di notifica delle eventuali modifiche relative agli impianti (trattamento delle acque che dalla vasca/ pozzetto trappola del campo di colata B dell’impianto AFO/4 afferiscono all’asta fognaria in collegamento con il primo canale di scarico finale).

Le violazioni amministrative riguardano la mancata notifica delle modifiche impiantistiche (conferimento rifiuti Sea e acque provenienti dall’area 66 di deposito preliminare dei rifiuti a impianto VR7), la mancata comunicazione della presenza anomala di sostanza nel primo canale di scarico a mare e la non adeguata prevenzione di eventi incidentali a seguito dell’evento di sversamento rifiuti oleosi dell’impianto di trattamento acque del TNA/2. Nel corso delle suddette ispezioni è stato inoltre constatato il fermo della caratterizzazione delle scorie deferrizzate per attività di recupero, il mancato completamento dell’installazione delle benne ecologiche, lo slittamento delle opere di impermeabilizzazione e regimazione dell’area IRF, il non completamento dell’elaborazione sulla campagna di misura della polverosità diffusa, il rallentamento nella chiusura degli edifici di movimentazione dei materiali polverulenti e dell’installazione dei nuovi filtri a tessuto dei camini E314b ed E315b.

La legge di stabilità 2016, in particolare l’articolo 1, comma 837, autorizza la gestione commissariale a contrarre finanziamenti per un ammontare complessivo di 800 milioni di euro necessari alla realizzazione del piano delle misure e delle attività ambientali e sanitarie. Chiediamo pertanto un incontro urgente per essere messi a conoscenza delle misure di tutela ambientale e sanitaria che i Commissari avrebbero già dovuto garantire e che, a oggi, risultano inapplicate così come accertato dagli enti preposti Ispra e Arpa con la formalizzazione delle violazioni delle prescrizioni degli atti autorizzativi. Inoltre segnaliamo che la FIOM in data 29/04/2016 ha inviato un comunicato sindacale ai Commissari con una richiesta di incontro sull’emergenza amianto”.

“Riteniamo non più rinviabile un incontro con le organizzazioni sindacali, su temi così complessi, necessario a garantire maggiore trasparenza sull’ormai annosa questione ambientale” è la chiosa della nota a firma di Francesco Brigati e Giuseppe Romano. 

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