20 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 07:42:14

Cronaca

Il derby sulla diossina: Ilva contro Assennato sui dati ai Tamburi

Il Comune invece resta spettatore silenzioso


 «Secondo la perizia realizzata per conto della Società dal Politecnico di Torino, i valori anomali di diossina riscontrati nei deposimetri della centralina del quartiere Tamburi non sono stati determinati dalle attività industriali del Gruppo».

L’Ilva lo dice chiaro e tondo: con quei picchi di diossina noi non c’entriamo. Una risposta piccata alle dichiarazioni rilasciate dal direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato, che invece aveva indicato proprio nello stabilimento siderurgico la causa di quei livelli di emissioni di diossina risocntrabili, parola di Assennato, solo «al centro della peggiore discarica della Terra dei fuochi».

Assennato aveva puntato l’indice contro il reparto di agglomerazione dello stabilimento. Una lettura dei dati che tuttavia Ilva repinge. Chi ha ragione? Difficile stabilirlo, se non attraverso una perizia neutrale che indichi con chiarezza la sorgente di quella cascata di veleni che ha riportato Taranto, per l’ennesima volta, sulle cronache nazionali. Tra i due litiganti, il terzo però non gode.

E il “terzo” è la gente dei Tamburi, il rione dove, tanto per cambiare, si sono registratio questi nuovi mostruosi livelli di inquinamento registrati nel novembre del 2014, e resi noti soltanto oggi. Due anni dopo l’esplosione giudiziaria di “Ambiente svenduto” e quando gli impianti del siderurgico viaggiavano già a scartamento ridotto. Almeno così pare. Due litiganti (che però hanno in comune lo stesso processo), una vittima e un testimone silenzioso: sembra quasi un romanzo giallo, se non fosse che qui la letteratura non c’entra nulla e siamo invece nel più crudo realismo all’italiana.

Chi è il testimone silenzioso? Il Comune di Taranto, che da quando è scoppiata la più grave crisi ambiental-industriale della storia d’Italia è rimasto sostanzialmente inerte, imbarazzante spettatore, nonostante i cambi della poltrona di assessore all’ambiente. Dell’ultima arrivata, Vincenza Vozza, non si rileva traccia nella sconquassante vicenda. Come se la materia non riguardasse il suo assessorato. È intervenuto, però, con il suo consuetudinario stupore, il sindaco Ippazio Stefàno: altro protagonista del processo insieme a Ilva e Assennato.

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