14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 23:07:08

Cronaca

La diossina a Taranto cambia forma ma fa ancora paura

La relazione dell'Arpa è un atto d'accusa senza veli: "quell'impianto, un rischio sanitario inaccettabile"


La diossina a Taranto cambia forma ma fa ancora paura.

E se il rischio legato alla sua dispersione nell'aria e quindi all'inalazione si è ridotto, ora si affaccia quello legato alla sua possibile ingestione, direttamente da parte di bambini o indirettamente attraverso la catena alimentare, tramite le particelle di polveri che servono proprio a ridurre la dispersione di diossina nell'aria.

Ne ha parlato ieri a Bari, in videoconferenza con Brindisi, Lecce e Taranto, Giorgio Assennato, Direttore generale uscente di Arpa Puglia. Lo riferisce in una nota l'Ansa.

Il prof. Assennato ha sottolineato che "le polveri hanno caratteristiche granulometriche tali da non poter entrane nell'alveo respiratorio, ma sono molto pericolose se ingerite", facendo riferimento ai valori rilevati dall'Ilva nelle centraline di monitoraggio e "comunicati con mesi di ritardo".

E' emerso che a novembre 2014 e febbraio 2015 nei deposimetri delle centraline sono state trovate polveri con valori "molto alti di diossina". I più alti proprio nel quartiere Tamburi a ridosso del Siderurgico.

Poi, sempre all'Ansa, il Direttore generale uscente dell'Arpa ha affermato: «Il mio bilancio sull'Ilva è che abbiamo vinto diverse battaglie ma la guerra l'abbiamo persa, perché oggettivamente, se non fosse intervenuta la magistratura oggi, sarebbe ancora l'Ilva a fare il bello e il cattivo tempo. Questa è una personale drammatica conclusione».

«Noi riteniamo – ha aggiunto -, e abbiamo fatto una battaglia perdente contro i ministeri dell'Ambiente e della Salute e lo stesso Parlamento, che anche se verranno adottate tutte le tecnologie previste dall'Aia del 2012 residuerà per una produzione di otto milioni di tonnellate di acciaio, che è il 'break even' (punto di pareggio, ndr) di quell'impianto, un rischio sanitario inaccettabile».

Assennato ha aggiunto che si tratta di un rischio «che ora non vediamo ma che sicuramente si manifesterà se la produzione rimbalzerà a quei livelli. Questo è quello che possiamo dire sulla base della evidenza. Perché il nostro approccio, oltre che sulla trasparenza e autonomia, è basato sull'evidenza».

Su questa "base", ha proseguito, «non possiamo dire che c'è una situazione catastrofica, però diciamo che lo stato attuale può essere rapidamente messo in discussione qualora ci dovesse essere un rimbalzo della produzione».

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