27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 15:39:01

Cronaca

Tempa Rossa, indagato il Capo della Marina

Inchiesta-stralcio. De Giorgi: sorpreso e amareggiato


Da vicenda giudiziaria a caso politico.

Non si placa la tempesta Tempa Rossa. Che, anzi, ingrossa il mare delle polemiche, ora dopo ora. Secondo indiscrezioni di stampa anche il capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è indagato nell’inchiesta di Potenza che ha già fatto dimettere l’ex ministro dello Sviluppo Federica Guidi. A scriverlo, nell’edizione di ieri mattina, il quotidiano La Repubblica.

La notizia è stata quindi ripresa da tutti gli organi d’informazione. «Non conosco sulla base di quali fatti il mio nome venga associato a questa vicenda. La cosa mi sorprende e mi amareggia, e tutelerò la mia reputazione nelle sedi opportune» ha spiegato De Giorgi. «A settembre scorso è stato notificato un avviso di proroga delle indagini al capo di stato maggiore della Marina, indagato insieme al compagno dell’ex ministro Guidi per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze per una storia riguardante l’Autorità portuale di Augusta», scrive Repubblica.

Il quotidiano ricorda come De Giorgi, in scadenza di mandato, sia tra l’altro «l’ideatore di Mare nostrum» e il suo nome «sia circolato negli ultimi mesi per una candidatura al vertice della Protezione civile». Parlando di accuse che vanno «dall’associazione a delinquere all’abuso d’ufficio», Repubblica aggiunge che nel registro degli indagati dell’inchiesta di Potenza sull’impianto di Tempa Rossa è stato iscritto anche un dirigente della Ragioneria della Stato, Valter Pastena. Nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, i pm di Potenza ascolteranno il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e il Ministro dimissionario dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Secondo quanto si è appreso nel capoluogo lucano, i magistrati si recheranno a Roma.

Era il 7 agosto del 2014 quando il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, “vista la deliberazione del consiglio del 14 luglio 2014” esprimeva “parere contrario al progetto Tempa Rossa, ed a qualsiasi variante di piano regolatore comunque finalizzato alla realizzazione di tale progetto”. Il tutto “in nome e per conto del Consiglio comunale, in forza della delega ricevuta”. Nelle carte dell’inchiesta della Procura di Potenza sul petrolio della Val d’Agri, con arresti e indagati eccellenti, si legge che “in data 19 novembre 2014, alle ore 18.17, Cobianchi (Giuseppe Cobianchi, amministratore delegato della Total) teneva una breve conversazione con un proprio collega, facendo cenno ad una riunione presso il Ministero per lo Sviluppo Economico (rilevano i chiari riferimenti, alla presenza oltre che del Ministro, anche del sottosegretario Simona Vicari). Nel corso della stessa, Cobianchi rappresentava che Nathalie (Nathalie Limet, amministratore delegato della Total) aveva rappresentato al ministro il problema su Taranto, e che quest’ultimo aveva riferito che avrebbe convocato le Regioni Basilicata e Puglia per risolvere il problema”.

Taranto quindi è il cuore del caso Tempa Rossa, che sta sconvolgendo la politica italiana. 

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