Cronaca

Decreto Ilva, Piero Bitetti: «Rischiamo 5.000 esuberi»

Il presidente del Consiglio comunale: «Dal governo una logica inaccettabile»


«Il grado di sopportazione della comunità ionica è stato ulteriormente messo a dura prova dal decimo decreto Ilva. Giunti a questo punto, il senso di responsabilità dei rappresentanti istituzionali dovrebbe indurre tutti – e dunque ciascuno di noi – ad una seria riflessione. Risulta davvero incomprensibile, tanto per cominciare, la logica che sottende le decisioni del governo nazionale. Con quest’ultimo provvedimento, in particolare, si ha netta la sensazione di trovarsi di fronte ad un Esecutivo che pur di raggiungere il suo obiettivo è disposto a sacrificare qualsiasi valore. Ma questa è una logica inaccettabile».

Piero Bitetti parla da rappresentante istituzionale (è presidente del Consiglio comunale), con il logo del Comune sulla carta intestata, e questo dà una valenza particolare alle sue durissime dichiarazioni contro il governo Renzi, guidato dal Pd – il partito di Bitetti… – e contro l’ultimo provvedimento salva Ilva. I toni sono bellicosi. «Non è infatti possibile immaginare di dare mano libera ai nuovi eventuali acquirenti dell’acciaieria più grande d’Europa senza nel contempo dare ascolto alle sacrosante rivendicazioni dei tarantini che molto spesso si esprimono attraverso la meritoria iniziativa che conoscono oramai da troppo vicino il volto di questa crisi. Sono troppi gli atteggiamenti di distanza tra chi decide e chi subisce le decisioni, distanze anche di decurtazione salariale tra quelle categorie colpite dalla Cds e quelle no».

«Come già dichiarato ieri alla Camera – aggiunge Valerio D’Alò, Segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi – continuiamo a ribadire la necessità di velocizzare il processo di cessione dello stabilimento che in questi anni ha subito troppi errori nella gestione». Per Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom, «è positivo, e rappresenta una scelta di discontinuità con il passato, che il ministro abbia dato la sua disponibilità ad aprire un tavolo di confronto costante con le organizzazioni sindacali. Al contempo siamo più preoccupati dopo l’incontro di oggi di quanto lo eravamo prima. Una preoccupazione che deriva dal fatto che le priorità da noi più volte richiamate, il rispetto dei tempi del processo di ambientalizzazione e un piano industriale che stabilisca una capacità produttiva tale da mantenere gli attuali livelli occupazionali di Taranto e di tutto il gruppo, sono ancora una volta messe in dubbio per decreto dal governo. Valuteremo iniziative di mobilitazione».

«Al momento l’Ilva non ha problemi di liquidità» ha ribadito Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, riferendo ai giornalisti i contenuti salienti del colloquio al Mise. «Il ministro Calenda – ha detto Palombella – ha sottolineato che il governo metterà a disposizione dell’amministrazione straordinaria tutti gli strumenti utili per assicurare l’ordinaria gestione. L’Ilva non ha problemi di liquidità. Tenuto conto dei nuovi termini stabiliti dall’ultimo decreto la cessione dell’Ilva di associazioni e comitati. I rischi, legati al piano industriale di chi ha manifestato interesse per l’Ilva, sono noti: si parla di 5.000 esuberi, con un impatto devastante, ancora difficile da quantificare, sui livelli occupazionali dell’indotto Ilva. Ma più di tutto colpisce l’indifferenza rispetto all’emergenza sanitaria tarantina: tutte le ricerche a riguardo evidenziano una situazione a dir poco preoccupante. E la salute, si sa, non è un valore negoziabile. E allora se così stanno le cose, occorre reagire. Il Governo deve cambiare strategia».

Bitetti continua nel j’accuse anti-governo: «Sinora abbiamo atteso invano l’attuazione di un programma che renda ecocompatibile l’apparato industriale tarantino. Un programma che, purtroppo, si distingue più per le continue proroghe che per i benefici effettivamente registrati. Come pure da tanti, troppi anni auspichiamo un cambio di passo che però non c’è mai stato. Risultato: possibili licenziamenti in vista, emer- è prevista per la fine dell’anno. Dal 30 giugno sarà aperto un confronto col governo che accompagnerà la procedura di cessione» ha concluso il leader della Uilm. «Ci sembra che il governo voglia prendere tempo, continuando a posticipare la cessione dell’Ilva, già rimandata a fine anno, e scegliendo di dialogare solo con alcuni interlocutori». Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, evidenziando che «bisogna fare chiarezza su molti punti e l’esecutivo deve impegnarsi fattivamente affinché il piano di salvaguardia dell’occupazione e quello di risanamento ambientale procedano di pari passo: solo in questo modo si potrà ricostruire su solide basi il futuro del polo siderurgico e del suo vasto indotto».

«Ci auguriamo – aggiunge Spera – che al prossimo incontro il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, voglia dialogare con tutti i soggetti coinvolti, compresa la Regione Puglia che non può avere un ruolo marginale nella vertenza. Così come è auspicabile che, nella scelta dell’acquirente, non si privilegino società che hanno già chiuso stabilimenti nel tarantino, dimostrando di non ritenere strategico questo territorio». genza sanitaria sottovalutata e dunque non affrontata con risorse, mezzi e strumenti idonei, lavori di bonifica ancora da realizzare, una città disorientata e umiliata. Il Governo deve farsi carico di questa situazione. Con i fatti, ovviamente, non con gli annunci. Esso deve stanziare risorse aggiuntive e rendere quanto prima spendibili quelle già previste per offrire a Taranto un’alternativa economica non solo possibile ma concreta e capace di produrre risultati nel più breve tempo possibile. Il porto di Taranto deve diventare lo scalo di riferimento del Mezzogiorno d’Italia. Occorre facilitare, rimuovendo eventuali ostacoli di carattere normativo, il recupero e la riqualificazione del patrimonio immobiliare cittadino, con specifico riferimento alla città vecchia del capoluogo ionico.

Al Governo come anche ai rappresentanti istituzionali – dai parlamentari ai consiglieri regionali – chiedo anche di fornire una prova di responsabilità capace di assicurare stabilità politica all’area ionica. Se si intendono perseguire gli obiettivi appena sopra richiamati, puntando cioè su portualità ma anche su cultura e turismo, come spesso viene sottolineato, è chiaro che le istituzioni, a tutti i livelli, dovranno fare interamente e bene la loro parte». Anche dal consigliere comunale Gianni Cataldino va già duro: «La grande azienda siderurgica è un sogno, trasformato poi in incubo, del passato e se neanche questo inutile decimo decreto fa capire a chi guida la città, e non me ne chiamo fuori, che si sta perdendo tempo e che bisogna guardare a strade diverse per il futuro, allora rischiamo di dare ragione ragione chi pensa che per cambiare Taranto si debba cambiare la sua classe dirigente e non intendo solo quella politica».

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