Cronaca

Clan Scarci. Il pm presenta il conto


TARANTO – Il clan alla sbarra, e scocca l’ora dell’accusa. E’ tornata oggi al vaglio del giudice dell’udienza preliminare l’inchiesta con la quale è stato illuminato il tentativo di ricostituire il clan che fa capo alla famiglia Scarci. Diciannove, complessivamente, gli imputati dinanzi al gup di Lecce, dottor Brancato. Di questi diciotto hanno optato per farsi giudicare con il rito alternativo. Questa mattina è stato il pubblico ministero dell’Antimafia, dottor Alessio Coccioli (nella foto), a presentare il conto nella sua lunga ed articolata requisitoria. Queste le richieste di condanna: per Franco Scarci 18 anni, 15 anni per Giuseppe Scarci, 9 per Salvatore Viviano, 1 anno per Michele Attolino, 9 anni per Maurizio Petracca, 10 per Andrea Scarci, 4 per Giuseppe Caligine, 2 per Piero Motolese, 5 per Giovanni Pernisco, assoluzione per Nicola Sibilla, 2 anni per Vittoria Caforio, 2 per Cosima Scarci, 2 per Michele Scarci, 2 per Marianna Scarci, 2 per Filomena Scarci, 2 per Aurora Scarci, assoluzione per Salvatore Scarci, 4 anni per Luciano Scarci.

L’indagine esplose a fine settembre con una raffica di arresti. L’apice di un lavoro investigativo scattato nel febbraio del 2009, subito dopo la scarcerazione di Franco Scarci, il boss incontrastato della famiglia che ha la sua tradizionale roccaforte nel rione Salinella. Da quel giorno il capo e gli uomini della cosca sono stati pedinati ed intercettati e così si è riusciti ad inquadrare le attività illecite con le quali il clan stava pian piano tornando a mettere le mani sulla città. Nel dettaglio, tra il 2009 ed il 2011 gli Scarci si sarebbero resi protagonisti di una vera e propria escalation criminale, scavandosi nuovamente una nicchia di tutto rilievo nella mappa criminale del nostro territorio. Il boss Franco avrebbe riallacciato i rapporti con i narcotrafficanti di droga, tentando di imbastire nuovamente il redditizio business. Poi il gruppo avrebbe riacceso i suoi interessi sul mercato del pesce e sulle estorsioni. Attività nelle quali si sarebbe imposto con la tradizionale forza di intimidazione legata al nome della famiglia Scarci. In più molti beni sarebbero stati riciclati grazie alla fittizia intestazione a prestanome o a familiari. Un reticolato di complicità che la polizia ha inquadrato spianando la strada alla incriminazione di diciannove persone. Il folto collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Mancaniello, Vincenzo Sapia, Salvatore Maggio, Gaetano Vitale, Patrizia Boccuni, Fabrizio Lamanna, Marino Galeandro, Domenico Di Terlizzi, Armando Veneto. Le discussioni sono già state fissate per il 2 e 16 luglio, quando dovrebbe anche essere emessa la sentenza.

Giovanni Di Meo

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