25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 07:30:39

Cronaca

Taranto non è un marchio di infamia

E' una città che può ancora offrire molto, nonostante gli inganni dei governi e la pochezza di chi la governa


È legittimo e doveroso denunciare un problema grave che stenta a trovare una soluzione credibile.

È quello che da alcuni anni fanno sull’inquinamento associazioni, comitati, singoli cittadini. C’è da chiedersi, piuttosto, se le modalità scelte per denunciare siano le più opportune. Se cioè le modalità scelte facciano il bene della città o, se, invece, non rischiano di essere controproducenti. Soprattutto se ciò viene fatto in un momento in cui la qualità dell’aria – come hanno più volte affermato le autorità sanitarie – è nettamente migliorata rispetto al passato, complici ovviamente i bassi livelli di produzione dell’Ilva.

L’ultimo esempio è quello dei Genitori Tarantini, che da alcuni mesi espongono manifesti giganti sulla Taranto inquinata un po’ ovunque in giro per l’Italia: Bari, Genova, adesso Roma. Ribadiamo: giusto denunciare e far sentire la propria voce, ma esportare in modo così plateale il peggio che Taranto possa offrire – come accade anche con i ripetuti video dei fumi delle ciminiere pubblicati su Youtube – sembra più una forma di autolesionismo che un percorso per migliorare le sorti di un intero territorio. Se si continua a esportare questa immagine così nefasta di Taranto, si finisce per bruciare alla radice ogni possibilità di sviluppare quella pretesa economia alternativa alla grande industria: turismo, cultura, agricoltura, eccetera.

Finché sarà questa l’immagine esportata di Taranto, nessun turista si sognerà mai di mettere piede da queste parti, nonostante il mare ancora bello, le ricchezze del MarTa, il fascino della Città Vecchia; nessuno più in Italia oserà mai acquistare e gustare le cozze di Taranto, nonostante oggi siano le più controllate e sicure sul mercato. Taranto, di questo passo, diventerà solo un marchio di infamia dal quale restare il più lontano possibile.

È questa la base per costruire un futuro diverso? Lo dubitiamo. Proviamo a ribaltare la prospettiva: esportiamo i 6×3 con le immagini del nostro mare, degli Ori, dei vicoli della Città Vecchia, delle cozze, delle terre ancora fertili. Non per negare, tutt’altro. Ma per dimostrare che Taranto non è un marchio d’infamia. E che questa città può ancora offrire molto, nonostante gli inganni dei governi e la pochezza di chi la governa, nonostante la preoccupante inciviltà di tanti che la abitano. Nonostante tutto, insomma. Un manifesto non ci libererà dall’inquinamento, ma può inquinare la possibilità di rinascere. Guardare la luce, non restare prigionieri del buio.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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