Cronaca

Coin? Chiusura che deve far riflettere

L'analisi della Confcommercio in vista dell’addio allo store


«Coin lascia Taranto. L’ennesimo segnale del lento decadere del commercio tarantino. Un impoverimento del tessuto commerciale del capoluogo, confermato peraltro dai numeri, in cinque anni si sono perse 1300 aziende».

E’ il commento della Confcommercio alla notizia riguardante la chiusura dello storico store di via Di Palma. Al suo posto, come anticipato nell’edizione di TarantoBuonasera di sabato 2 luglio, ci sarà Oviesse. Resteranno a Taranto, invece, i reparti “Coin Casa”. «Analisi, valutazioni, confronti nelle sedi istituzionali e non, accordi… promesse, tante promesse – afferma il presidente della Confcommercio, Leonardo Giangrande, che ricorda come la riqualificazione del centro storico umbertino di Taranto sia «da anni stata posta al centro dei progetti di rilancio economico della città e come con l’acutizzarsi della crisi dell’industria dell’acciaio, e a partire dal 2012 dell’ Ilva, sia stata messa in primissimo piano la necessità di puntare sullo sviluppo delle attività terziarie legate al commercio, ai servizi, al turismo.

Tutta la progettualità su cui si è lavorato nell’ultimo decennio ha ruotato attorno al tema del rilancio delle aree urbane a vocazione commerciale, a partire dal distretto del commercio, pensato per promuovere le attività commerciali al dettaglio nella loro funzione non solo economica, ma anche sociale. Così come la battaglia decennale per la acquisizione delle aree demaniali, in primis Baraccamenti Cattolica e Arena Artiglieria, è stata incentrata su l’obiettivo di far acquisire al Borgo di Taranto, attraverso la realizzazione di nuovi attrattori, occasioni di valorizzazione dell’offerta culturale e turistica del territorio e di miglioramento dei servizi. E poi ancora il tema del recupero dei contenitori di pregio – Palazzo degli Uffici, ex cinema Fusco, ex Banco di Napoli-; insomma, anni e anni di tavoli tecnici e di incontri politici che non sono approdati a nulla di concreto. L’unica certezza che oggi abbiamo è il degrado del Borgo di Taranto, la chiusura di tanti negozi, l’abbandono di brand importanti, ed ora addirittura la fuga di Coin che certamente rappresentava un notevole attrattore per via di Palma e le strade limitrofe.

Un abbandono su cui occorre riflettere – continua Giangrande- e che non può lasciarci indifferenti e che dovrebbe indurre l’Amministrazione locale ad attivarsi per impedire che altri competitor decidano di abbandonare la piazza di Taranto. Se è vero che parte del problema è legato alla situazione reddituale delle famiglie tarantine, è d’altra parte vero che poco e male si è fatto per mettere in campo politiche organiche di valorizzazione della rete commerciale finalizzate a promuovere l’insediamento di nuove attività e la riqualificazione delle esistenti».

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