06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

Economia a Taranto, scatta l’allarme rosso

Giovani in fuga, poche start up


“Non c’è nessun piano strategico per l’area tarantina, non una visione condivisa delle possibilità del territorio, nè la capacità di dialogo tra le componenti istituzionali e i principali attori socio-economici della città”.

Le parole di Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio di Taranto, introducono l’incontro con la stampa organizzato questa mattina, presso la Sala Monfredi della Cittadella delle Imprese, per tracciare un quadro dell’andamento dell’economia tarantina nel 2015. L’economia locale presenta qualche segnale positivo, come l’aumento del valore aggiunto (0.5%) e le localizzazioni imprenditoriali, in lieve crescita, nei numeri, ma complessivamente i dati non sono affatto positivi e devono far riflettere sulle strategie da mettere in campo subito per rilanciare il nostro territorio.

E’ l’analisi tracciata nel Rapporto Taranto 2016, elaborato in occasione della XIV Giornata nazionale dell’Economia 2016, dal Centro Studi della Camera di Commercio di Taranto, in collaborazione con l’Istituto G. Tagliacarne. Grafici e tabelle mostrano un modello di sviluppo superato, non più applicabile alle sfide che l’economia attuale pone. I segnali di elasticità dell’imprenditoria tarantina, al ciclo economico esterno non mancano, ma sono insufficienti. Taranto cresce meno di altri contesti, in Puglia e in Italia, e ciò dipende, in gran parte, dal fatto che le nostre politiche economiche continuano a restare ancorate alla grande industria. C’è una lieve crescita delle unità produttive registrate nel 2015: 55.595 in totale, dato che si traduce in un +1,1%, mentre il corrispettivo nazionale è pari allo 0,5%. Non confortano invece i risultati relativi alle imprese under 35, in calo del 2.1%.

I giovani preferiscono portare le proprie idee altrove, luoghi sociali più favorevoli, anche dal punto di vista fiscale, all’imprenditoria giovanile. Le start up innovative iscritte nel registro delle imprese di Taranto sono soltanto 18. “Perdiamo i giovani – sottolinea Francesca Sanesi, responsabile centro studi della Camera di Commercio – la conseguenza è che la popolazione invecchia e questo depauperamento sociale avrà, nei prossimi anni, una ricaduta sulla nostra economia, si rifletterà inevitabilmente sulle prospettive di crescita del territorio, sempre più compomesse. Se il valore aggiunto pro capite cresce lo si deve solo alla diminuzione demografica”.

E’ basso anche il numero dei laureati tarantini, rispetto al contesto nazionale, il che significa che non si investe abbastanza in cultura, un ambito sul quale invece si dovrebbe lavorare molto di più. Il valore aggiunto del sistema produttivo culturale a Taranto si attesta intorno al 2,6%, nel 2014, il più basso in Puglia, mentre il dato nazionale è pari al 5.4% (80 miliardi di euro). Taranto non va meglio sul versante turismo: scontiamo un ritardo nella capacità di attrazione della componente straniera. Gli esercizi complementari crescono, mentre non si può dire lo stesso per le strutture alberghiere e, nel complesso, la spesa turistica decresce, dal 2011 al 2015. Il nostro indice di concentrazione turistica, cioè il rapporto tra arrivi e popolazione residente è pari al 44,3%, mentre in Italia e del 175, 3%.

Allarmanti le cifre che fotografano la situazione dell’occupazione a Taranto: la disoccupazione giovanile è al 60,6%, il dato nazionale riporta un 40,3%. Qualche segnale di vivacità lo si riscontra solo nell’occupazione femminile. «Oggi vogliamo inaugurare un nuovo corso – sottolinea Claudia Sanesi, segretario generale f.f. Camera di Commercio – per quel che riguarda la comunicazione: da settembre partiranno dei focus per la stampa, su diverse tematiche. Tra gli argomenti su cui fare luce: il BES (Benessere Equo e Sostenibile) e il Tavolo Istituzionale Permanente.

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