29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2020 alle 15:43:40

Cronaca

Omicidio Scazzi, mancano le motivazionie ora si muove il ministero

Ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano ma non c’è il “perchè”. Il guardasigilli Orlando dispone accertamenti


Un nuovo colpo di scena. E chissà se sarà l’ultimo.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha incaricato gli ispettori di via Arenula di compiere accertamenti preliminari sul ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza d’appello del processo sull’omicidio di Sarah Scazzi. Il verdetto di secondo grado, con cui venne confermato l’ergastolo per Cosima e Sabrina Misseri, zia e cugina della quindicenne uccisa ad Avetrana nel 2010, è stato pronunciato dalla Corte d’assise d’appello di Taranto il 27 luglio dello scorso anno.

Ma le motivazioni non sono ancora state depositate. Un ritardo clamoroso, «che lede i diritti della difesa» ha sottolineato il legale di Sabrina, Franco Coppi, in un colloquio con il quotidiano torinese La Stampa. Coppi, forse l’avvocato più noto d’Italia, difensore – tra gli altri – di Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, ha parlato di una situazione «senza precedenti in cinquant’anni di carriera».

Il suo appello a mezzo stampa è stato quindi raccolto dal guardasigilli Orlando. Secondo quanto ribadito il 27 luglio 2015 dalla Corte presieduta da Patrizia Sinisi, Sarah Scazzi è stata strangolata dalla cugina Sabrina e dalla zia Cosima Serrano ed è morta il 26 agosto 2010. I giudici di secondo grado confermarono l’ergastolo per Sabrina e la madre Cosima, ritenute autrici materiali del delitto, e quella ad otto anni di reclusione per Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, per soppressione di cadavere. Il giudice a latere di quella sentenza, Susanna De Felice, che è anche il magistrato incaricato di redigere le motivazioni, nel periodo in cui il processo si stava concludendo era anche componenti di una commissione per un concorso in magistratura.

Per questo motivo nei mesi scorsi aveva anche chiesto e ottenuto una proroga dei termini di deposito delle motivazioni della sentenza. L’ispettorato generale chiederà informazioni al presidente della Corte d’appello di Taranto. Sarah Scazzi aveva solo 15 anni quando scomparve nel nulla. Il 6 ottobre 2010 il suo corpo fu ritrovato in un pozzo cisterna in contrada Mosca, nelle campagne di Avetrana. Prima, e dopo, quella data, su questo delitto si sono puntate davvero le attenzioni di tutto il Paese. Un caso mediatico, oltre che giudiziario, davvero senza precedenti, alimentato da un susseguirsi di colpi di scena, tra accuse e ritrattazioni, di cui si fa fatica a tenere conto. Un ritratto degli orrori di una famiglia del profondo Mezzogiorno, in cui ci sono gli elementi del feuilletton oltre che del romanzo giallo. Sabrina e Cosima, cugina e zia della povera Sarah, si proclamano innocenti. Giura di essere colpevole Michele Misseri, padre e marito delle due donne condannate al carcere a vita.

Personaggio che di questa storia resta un elemento fondamentale, e che ha cambiato versioni dei fatti, e di sé stesso, un’infinità di volte. E’ stato zio Michele a far trovare il telefono della vittima, episodiochiave nelle indagini; è stato lui il primo accusato, salvo poi indicare nella figlia e nella moglie le (presunte) assassine e dichiarsi ora, inascoltato, come il vero autore di quel barbaro omicidio e dell’oltraggio al cadavere di quella che era poco più di una bambina, che stava diventando donna. La corte d’Assise ha sposato la tesi della Procura, condannando all’ergastolo le due imputate di omicidio, e trovando nella gelosia di Sabrina nei confronti di Sarah, e in un ragazzo conteso, o forse no, Ivano Russo, il movente del delitto.

L’appello ha confermato l’ergastolo, ma ancora non ne sappiamo le motivazioni. Da qui l’ennesima puntata del giallo di Avetrana, come lo hanno ribattezzato le tv che per mesi hanno vivisezionato quello che da fatto di cronaca è diventato fenomeno di costume, con elementi grotteschi. Un triste campionario, dal macabro turismo/pellegrinaggio in via Deledda ai vestiti di carnevale per bambini che richiamavano Michele Misseri.

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