Cronaca

«Stop al taglio delle Camere di Commercio»

Il documento delle rsu dopo l’assemblea dei dipendenti della Cdc


«La riforma delle Camere di Commercio che il Governo vuole chiudere in questi giorni estivi, è un danno per le imprese italiane, per i professionisti e per i lavoratori delle Camere, che dispongono di professionalità uniche nel sistema della pubblica amministrazione italiana».

E’ quanto si legge in una nota delle rsu della Camera di Commercio di Taranto che nei giorni scorsi hanno tenuto una assemblea per discutere dei rischi occupazionali legati alla riforma degli Enti camerali. «In un periodo storico-economico in cui è necessario potenziare gli strumenti a supporto del mondo del lavoro, e quindi potenziare le Camere di Commercio, il Governo vuole ridurle a enti burocratici che non saranno più in grado di offrire servizi moderni alle aziende italiane. Ma la strada di riforma della pubblica amministrazione deve essere lastricata di innovazione, non di riduzione delle Camere di Commercio, dei servizi alle imprese, dei dipendenti. Per far ripartire il sistema imprenditoriale italiano – dicono le rsu – le Camere di Commercio vanno rafforzate, con servizi nuovi e innovativi, che vadano a sommarsi ai servizi attualmente esistenti. Le imprese non ci chiedono altro che celerità e innovazione.

Per questi motivi chiediamo al Governo, a tutti i parlamentari e alle forze politiche e alle stesse Associazioni imprenditoriali e di categoria che hanno a cuore il futuro delle imprese italiane, di modificare subito il decreto di riforma che passerà in Consiglio dei Ministri, che non crea altro che disservizi al sistema imprenditoriale privandolo sia degli interventi di promozione dell’economia locale sia dell’istituzione rappresentativa attraverso cui lo stesso mondo imprenditoriale incide direttamente sulle politiche di sviluppo dell’area. Chiediamo pertanto di riscrivere il decreto di riforma del sistema camerale focalizzandolo su innovazione, ampliamento di servizi, mantenimento del personale e delle sedi territoriali. L’attuale bozza di decreto, invece, è sostanzialmente identica alla bozza che circolava a gennaio scorso: uno schema di riforma penalizzante per ogni soggetto del sistema economico e pesantissimo per i lavoratori.

Le Camere di Commercio, quindi, non vanno ridotte, nel numero, nelle sedi, nel personale, nelle funzioni, ma vanno invece potenziate, mantenendo sedi e personale e attribuendo loro servizi nuovi e aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti, per farne il fulcro della ripresa economica del Paese. Questo è quanto deve passare nel Consiglio dei Ministri, questo è quanto chiediamo».

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