27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13

Cronaca

Ecco come la cultura può diventare industria

Taranto, il MarTa, Bilbao: parla Vito Labarile, esperto di management culturale


Cosa può rappresentare il MarTa per lo sviluppo della città dopo il suo completamento?

Ne abbiamo parlato con l’ingegner Vito Labarile, componente del comitato scientifico dello stesso Museo Archeologico Nazionale ed esperto di management culturale.

Ingegnere, cosa serve per fare della cultura un meccanismo di sviluppo economico?
È l’industria culturale che lascia traccia, non il singolo evento. L’eventismo lascia il tempo che trova. Per questo è importante comprendere la centralità dell’industria culturale e della gestione dei beni.

Come si costruisce una industria culturale?
Sconfiggendo il localismo e superandolo con una visione aperta. Il localismo è populismo e questa è la malattia infantile delle classi dirigenti.

Perché Taranto non riesce a costruire una politica culturale?
Perché non riesce a darsi una visione futuribile. Una cultura che crea turismo si gioca anche sul tema della rigenerazione urbana. Città Vecchia, Arsenale, Due Mari: il problema è come riuscire a movimentare queste ricchezze.

Lei ha già avuto modo di portare ad esempio il modello Bilbao. È un modello possibile per Taranto?
Bilbao era una città siderurgica e di cantieri navali, priva tuttavia dell’importanza strategica di Taranto. Alla fine degli anni ’80 Bilbao si interrogò sul suo presente e sul suo futuro e decise di imboccare la strada della cultura. Ha sviluppato un modello di politica culturale e su questo ha costruito una città attrattiva. Ogni anno conta oltre due milioni di presenze. Bilbao ha avuto il coraggio di pensarsi in grande, sviluppandosi lungo tre direttrici: le infrastrutture, la rigenerazione urbana, le politiche culturali. Ha un centro congressi che può ospitare fino a 5mila persone, ha grandi teatri e un grande museo, il Guggenheim, che registra un milione di visitatori all’anno e ha un bilancio da 20milioni di euro. Bilbao ha saputo fare anche una straordinaria operazione di marketing territoriale. Attenzione, però, perché Bilbao e Taranto non sono sovrapponibili. Come detto, Bilbao non aveva l’importanza strategica che ha Taranto. A Bilbao la vecchia industria era uscita dal mercato, è stato il mercato a decidere. Taranto conserva invece la strategicità di polo logistico-industriale, rafforzata dal raddoppio del canale di Suez. C’è però necessità di lavorare sulla trasformazione delle merci per far valere oggi la sua strategicità.

Il MarTa può trascinare verso la costruzione di una industria culturale?
Il MarTa è un asset di questa città, anche se come infrastruttura è arrivata a compimento dopo vent’anni, quindi con un cuore antico. Renzi ha posto un obiettivo: portare al MarTa 200mila visitatori.

È un traguardo alla portata?
Sì, se il MarTa riesce a valorizzare i sui suoi elementi di forza. Credo sia importante procedere ad una rilettura critica del patrimonio, attraverso un riallestimento intelligente e rinnovato. Serve costruire degli spin off degli oggetti più importanti, cioè quelli che superano le barriere del tempo, che si relazionano in chiave contemporanea. Quel che serve è una regia curatoriale, magari da affidare a curatori di riconosciuto prestigio scientifico, per favorire una narrazione semplificata ma profonda delle epoche a cui gli oggetti si riferiscono. Bisogna uscire da una visione tesaurizzante per andare verso una visione futuribile. La necessità di questo cambio culturale è il problema di tutti i venti supermusei italiani.

Come evitare che il MarTa diventi una cattedrale nel deserto?
L’efficacia di una industria culturale la si misura soprattutto sulla capacità di dialogare con altre realtà. Penso a Metaponto, a Matera, all’itinerario jonico salentino e a quello della Magna Grecia. Uno dei temi del protocollo siglato nei mesi scorsi tra Taranto e Matera era proprio quello della spendibilità internazionale del territorio: Matera con l’antropologia, Taranto con l’archeologia e il tema della pietra (i Sassi di Matera e la Città Vecchia di Taranto) rappresentano un’offerta in grado di intercettare i flussi turistici internazionali. L’industria culturale può reggere da sola l’economia di un territorio? No, si sconta sempre la compresenza di altri settori. Sperimentare la convivenza tra un modello industriale e un modello politico culturale non è un’impresa temeraria.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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