Cronaca

Il magistrato Petrucci: «Io, vittima di ordinaria ingiustizia»

L’ex Procuratore della Repubblica si rivolge al Csm


“Una storia di ordinaria ingiustizia”: così l’ex Procuratore della Repubblica di Taranto, Aldo Petrucci, ha voluto intitolare l’esposto inviato al Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministro della Giustizia, al Procuratore Generale della Corte di Cassazione, al Procuratore Generale della Corte d’Appello di Potenza e al Presidente della Corte d’Appello di Potenza.

Otto pagine nelle quali sono condensati anni di indagini e processi a suo carico, un polverone giudiziario e mediatico che poi si è dissolto con l’assoluzione da ogni accusa.

Resta però l’ombra di una giustizia che non ha funzionato, l’ombra di quella che lo stesso dottor Petrucci definisce «pesante e triste vicenda giudiziaria di cui sono stato vittima per la superficialità e l’insipienza professionale di alcuni magistrati del Distretto di Potenza».

Il suo è un vero e proprio atto d’accusa. Ma quando e perché tutto ha avuto inizio? «Tutto ha avuto inizio – scrive il dottor Petrucci – nel 2006 quando ero Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, un ufficio impegnato a tempo pieno in indagini complesse in materia ambientale ed in materia di illecita gestione delle risorse finanziarie pubbliche, dall’Asl al Comune capoluogo».

È in quel momento che accadde qualcosa di inaspettato: la Procura di Potenza avvia una indagine nei confronti del dottor Petrucci sulla base di interrogazioni parlamentari dell’onorevole Giuseppe Lezza fatte pervenire in copia per due volte a quell’Ufficio. La prima volta il procedimento viene archiviato. La seconda volta il procedimento viene assegnato al p.m. Ferdinando Esposito, «amico dell’on. Lezza» (scrive il dr.Petrucci nell’esposto) e poi finito allaribalta delle cronache nazionali per le sue frequentazioni ad Arcore e per altre controverse vicende.

«Sono stati tre anni di indagini condotte con metodi che non fanno onore né alla Magistratura italiana né all’Arma dei Carabinieri». Il dottor Petrucci parla di «testimoni intimiditi» e di «gravi violazioni di regole processuali». Nell’esposto dell’ex Procuratore sono riportate anche alcune confidenze, come quelle rese nel corso delle indagini da un carabiniere di Potenza a colleghi del Comando Provinciale di Taranto: “Sappiamo che il Procuratore sarà assolto, perché non c’è niente, ma egli deve andare a giudizio”. La storia via via si fa più pesante. Nel febbraio 2009 al dottor Petrucci viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini, ma dall’accusa di abuso di ufficio si passa a quella di corruzione in atti giudiziari.«Negli atti – racconta l’ex Procuratore di Taranto – non vi era uno straccio di prova delle accuse formulate, non un indizio, nulla. Contava solo aver determinato un ampio clamore mediatico diretto a fini extraprocessuali».

Nel corso dell’udienza preliminare è il p.m. a chiederne il proscioglimento “non avendo trovato negli atti (testualmente) né un provvedimento né un comportamento che potessero sorreggere tale accusa”. Ancora più netta la sentenza del Gup, che liquida le accuse formulate a carico del dottor Petrucci come “congetture facilmente confutabili alla luce di semplici e banali constatazioni di ordine logico”. «In sintesi – spiega il dottor Petrucci – la Procura ha chiesto il mio rinvio a giudizio con grande e grave clamore mediatico, la Procura stessa ha chiesto il proscioglimento in udienza, essa non ha impugnato la sentenza che censurava radicalmente il suo operato, ma intanto quel Procuratore è stato promosso Procuratore della Repubblica di Napoli».

Da qui gli interrogativi che oggi, a conclusione della sua vicenda, pone il dottor Aldo Petrucci: «Quali garanzie offre al cittadino una Magistratura siffatta? Chi paga per il danno d’immagine provocatomi ingiustamente? Chi risarcisce il costo delle risorse umane e finanziarie impegnate per i tre anni di indagini volte alla ricerca spasmodica di un fatto-reato? Perché una vicenda che doveva chiudersi con un decreto di archiviazione è stata portata fino all’udienza preliminare, pur sapendo che negli atti non vi era nulla che giustificasse le imputazioni formulate? ».

Tutto finito? No, perché a carico del dottor Petrucci restava l’accusa di peculato per l’uso improprio delle utenze telefoniche d’ufficio. «Una perizia disposta dal Tribunale ha accertato che il costo delle telefonate contestatemi è stato di 25 euro nell’arco dei 20 mesi esaminati, cioè poco più di un euro al mese. E per questi 25 euro è stato portato avanti un processo durato tre anni, con 15 udienze ed una perizia tecnica costata oltre mille euro». La vicenda è andata avanti fino a quando la Corte d’Appello di Potenza ha messo defininitivamente la parola fine, scrivendo che la condotta contestata al dr. Petrucci “neppure astrattamente” (cioè neppure per ipotesi) poteva avere rilievo penale.

Anche qui, altre domande: «Si può celebrare un processo per ben 15 udienze per un danno patrimoniale complessivo di 25 euro in 20 mesi ? (pari al costo di un caffè al mese) È comparabile tale danno al costo del processo in termini economici e di sofferenza umana? È compatibile questo modo di amministrare giustizia con l’esigenza di rendere spediti i procedimenti?»

«Ho fatto il Magistrato per 45 anni – conclude amaramente il dottor Petrucci – e la mia storia professionale è sempre stata assolutamente corretta, come è dimostrato dalle valutazioni altamente positive che ho sempre avuto, poi è arrivata l’aggressione morale dell’ex on.le Lezza,che si è fatto scudo dell’immunità parlamentare, sino alle scelte di qualche Ufficio giudiziario di Potenza che ha fatto scempio in mio danno delle regole poste a tutela della civiltà giuridica». Adesso l’ex Procuratore chiede che vengano assunte «le iniziative che l’ordinamento prevede per censurare le gravi ingiustizie che ho patito e per impedire che analoghi episodi di “malagiustizia” si verifichino ulteriormente».

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