30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 04:59:00

Cronaca

Nicola Russo, da spartano a lucano

L’avvocato vuole il referendum per annettere Taranto alla Basilicata


L’avvocato Nicola Russo ci riprova. Un nuovo referendum.

Questa volta per chiedere l’annessione di Taranto alla Basilicata. Secondo quanto riferito dallo stesso avvocato, stamattina, in qualità di coordinatore dell’associazione Taranto Futura, dovrebbe aver depositato il quesito referendario presso gli uffici della Corte di Cassazione, a Roma. Via dalla Puglia, dunque, per essere accolti dalla Lucania. Non solo Taranto-città, beninteso, ma tutto «il territorio della Provincia di Taranto».

Ventinove comuni, quindi, che armi e bagagli dovrebbero trasferirsi da una parte all’altra dello stivale. Perché? Di fronte ad un obiettivo tanto enorme ci si aspetterebbe chissà quale approfondita analisi scientificostorico-antropologico-culturale per dimostrare le affinità fra un territorio e l’altro, tra Avetrana e Pescopagano, ad esempio, per arrivare a dimostrare che questa striscia d’Italia che è la provincia di Taranto starebbe più a suo agio sotto l’ombrello di Potenza (67mila abitanti, un terzo di Taranto) invece che sotto quello di Bari. Perché sempre di stare “sotto” parliamo.

Niente di tutto ciò. L’avvocato Russo se la cava con una «relazione esplicativa» (sic) di tredici righe tredici per spiegare che tutta questa operazione si propone il «rilancio dell’economia ionica e lucana, con la creazione di un ampio Distretto industriale, portuale, agro-alimentare, artigianale, turistico e tessile, comprendente il territorio della Basilicata e l’attuale territorio della Provincia di Taranto, in stretto rapporto col territorio della Calabria, e col preciso obbiettivo di rilanciare e qualificare, in particolare, il corridoio ovvero il litorale ionico-lucano-calabrese con la creazione di un grande Parco Archeologico della Magna Grecia (già oggetto di una proposta di legge del 26 marzo 2015, n. 2991), che ha come epicentro le province di Taranto, Matera, Cosenza e Crotone, lambendo quelle di Lecce, Brindisi, Bari e Potenza».

Una cosa che si risolverebbe con un protocollo d’intesa fra i vari enti interessati (a proposito, ce n’è già uno simile siglato fra Taranto e Matera e magari basterebbe impegnarsi per mettere in pratica quello), senza scomodarsi per un costoso referendum che in quanto a credbilità e autorevolezza si presenta molto affine alle rivendicazioni libiche di alcuni anni or sono, quando Gheddafi, pace all’anima sua, voleva annettere alla Libia nientemeno che le Isole Tremiti. Simpatico e impertinente, l’avvocato Nicola Russo ama sorprendere i tarantini con effetti speciali. Come quando si produsse in un pirotecnico ricorso per l’annullamento dei punti di penalizzazione che avrebbe consentito al Taranto calcio la promozione in Serie B. Finì come sappiamo, con la bufala del secolo per la quale ci facemmo ridere dietro da giornali e tv di tutta Italia.

Non contento, l’avvocato Nicola Russo, folgorato sulla via di Sparta, propose – fu certo una provocazione – di cambiare addirittura nome alla città: da Taranto a Taranto-Taras Città Spartana. Era convinto, l’avvocato Russo, che sarebbe bastato un cambio di nome all’anagrafe dei Comuni italiani per cambiare il destino di questa terra e fare di Taranto una città turistica. Questione di brand, a suo dire. Per fortuna rimase solo una provocazione. Nel frattempo, evaporata la luna di miele con Sparta, oggi l’avvocato si produce in piccanti pizzicate feissbukkiane contro gli spartani superstiti. Ma il suo capolavoro, quello purtroppo più drammatico, resta il referendum sulla chiusura dell’Ilva. Preso così sul serio che a votare non ci andò nemmeno il 20% dei tarantini e non certo perché il restante 80% fosse disinteressato ai problemi ambientali, sanitari ed economici della città.

Fu, quello, un colpo mortale per il già frammentato movimento ambientalista. Ne mise a nudo i limiti politici e di percezione della realtà e, soprattutto, ne manifestò l’esiguità numerica dei consensi. Insomma, quel referendum fu un clamoroso autogol a tutto vantaggio di lobby e industrialisti ad oltranza. Quando si dice che uno ha lugimiranza e visione politica.Adesso l’avvocato Russo vuole arricchire il suo curriculum con questa iniziativa separatista, avviata senza neppure provare minimamente a chiedersi cosa ne pensano i martinesi o i manduriani di un eventuale trasloco in Lucania. Ma soprattutto, all’avvocato Russo sfugge un particolare: non è un semplice cambio di residenza che può trasformare il futuro di un popolo. Pugliesi o lucani sempre tarantini resteremmo e l’avvocato continuerebbe a sorprenderci con i suoi effetti speciali. In Basilicata, forse, strappando qualche sorriso in più.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

1 Commento
  1. Giovanni Cazzato 5 mesi ago
    Reply

    Ma pure voi della redazione che gli andate dietro! Qui se non ci fosse da piangere sarebbe ridicolo. Non so se si tratta di egocentrismo da quattro soldi odi senescenza senza limiti. Serve che qualcuno che vuole bene all’avvocato se ne prenda cura.

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