L'intervento

Caporalato, male endemico del nostro Mezzogiorno

Si muore di fatica e sotto il sole agostano nelle campagne pugliesi, nel 2015

Cronaca
Taranto sabato 22 agosto 2015
di Biagio Marzo
Biagio Marzo
Biagio Marzo © Tvb

Si muore di fatica e sotto il sole agostano nelle campagne pugliesi, nel 2015.

Il caporalato uccide ancora, male endemico del Sud Le istituzioni e le organizzazioni sindacali devono mobilitarsi per debellare il fenomeno, che si sta dilagando a macchia d’olio.

Il Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha detto che bisogna combatterlo come se fosse la mafia. Paragone esagerato, senz’altro bisogna combatterlo con fermezza. In verità, con le leggi vigenti, senza il lassismo di questi ultimi anni, nell’applicarle.

Di certo, le autorità preposte e il sindacato devono sia vigilare sia intervenire, denunziandolo e prendendo provvedimenti coercitivi nei confronti di chi infrange la legge.
A proposito, sarebbe utile convocare una Conferenza sul mercato del lavoro in Puglia, partendo da quello dell’agricoltura, passando da quello delle imprese, per arrivare in quello dei servizi.

La bracciante, Paola Clemente, di San Giorgio Jonico, è crepata di fatica nell’asfissiante calura agostana, nell’agro di Andria.

Ogni mattina partiva,in pullman,da San Giorgio Jonico destinazione Andria, nel Nord della Puglia. A ben pensarci, non era una passeggiata, bensì un lungo viaggio per portare a casa un salario, o, come in molti casi, un sottosalario, per aiutare la famiglia. Il viaggio di Paola è stato un viaggio senza ritorno. Il ritorno c’è stato, semmai, non da viva ma da morta.

Il caso di Paola Clemente non è un episodio isolato, ma uno dei tanti accaduti di questi tempi malvagi ed è stato,come dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Fuor di metafora, la morte della Clemente ha attirato l’attenzione del mondo dei mass media, politico, sindacale e dell’opinione pubblica. Speriamo che il caso in questione non sia un fuoco di artificio di mezza estate e finisca come tante altre volte in un nulla di fatto. Dopo le “grida manzoniane” si ritorna allo statu quo ante.

La storia di Paola ricorda le tante narrazioni e analisi di molti meridionali - meridionalisti, come Gaetano Salvemini, Guido Dorso, Tommaso Fiore, Rocco Scotellaro, Vittorio Bodini, Francesco Jovine... Ne abbiamo menzionati tanti, (non per dare la sensazione al lettore di conoscere le loro opere), semmai,per dire che scrittori e storici si sono interessati del drammatico fenomeno dello sfruttamento nelle campagne del Mezzogiorno d’Italia.

Non a caso, il fenomeno del caporalato entra di “diritto” nella Questione meridionale. Una Questione che ha, naturalmente, diverse sfaccettature. Si ritorna al passato che non passa: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dopo le  battaglie sui diritti e l’emancipazione del movimento dei lavoratori, nel Novecento. Alla luce dei fatti tragici di queste ultime settimane,si sono combattute, piaccia o no, battaglie di Pirro. Il caporalato è tornato a vendere forza lavoro ai proprietari terrieri pugliesi. Dopo tante battaglie parlamentari e sindacali del Secolo scorso, i caporali sono tornati al centro del mercato delle bracce contadine. Pesavamo che si fossero perse le loro tracce,viceversa, sono tornati protagonisti, in peggio, così com’era naturale.

Accanto ai caporali ci sono i proprietari terrieri, senza scrupoli, che assoldano i faticanti e le faticante per bisogno, visto che l’occupazione in tutti settori è in crisi. Per dirla tutta, sono trattati da “dannati della terra” e, per più, sono stagionali, vivendo, come Dio comanda, di precarietà in precarietà. Non sempre i prodotti della terra sono copiosi, dipendendo dai capricci del clima e dalle malattie, come, ad esempio, la Peronospera che attacca le viti e,da ultima, la Xilella, che ha colpito gli alberi degli ulivi. Eppure, siamo in un’area geografica, economica, sociale, culturale e civile tra le più avanzate del Mezzogiorno, che, però, rischia di avere un mercato del lavoro selvaggio, da Far west, sotto il giogo del caporalato e/ o, in alcuni casi, delle agenzie interinali, che non fanno meglio dei caporali, nascondendosi sotto l’usbergo della legge.

Comunque sia, se non si ricorre al più presto ai ripari, la situazione può sfuggire di mano e nulla sono servite le lotte dei lavoratori, sindacali e parlamentari.

Lascia il tuo commento
commenti