27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13

Cronaca

Ilva, la grande attesa tra vendita ed Europa

A settembre il primo verdetto della Commissione Europea


Tempo sospeso all’Ilva di Taranto. Tra vendita (o, come è molto più probabile, fitto di ramo d’azienda), conti in bilico, e verdetti europei, in silenzio si decide il destino della più grande acciaieria del Vecchio Continente.

Nei giorni scorsi è stato il quotidiano La Stampa a riportare che “la Commissione europea valuta l’opportunità di non portare Roma davanti alla Corte di giustizia almeno fino all’inizio del nuovo anno. La decisione formale è attesa per settembre, e sarebbe una boccata d’ossigeno per l’esecutivo alle prese con l’inchiesta aperta a gennaio dall’Antitrust comunitario guidato dalla danese Margrethe Vestager, che rischia di rendere ancora più complicato il rilancio del colosso dell’acciaio, più di quattordicimila dipendenti e un indotto di altri diciottomila. Sotto la lente di Bruxelles c’è un pacchetto di misure da quasi due miliardi di euro: comprendono sia gli interventi disposti con la legge di Stabilità 2016, sia il prestito ponte da 300 milioni che servirà ad agevolare il percorso di cessione degli impianti siderurgici più grandi d’Europa”.

Si attende di capire chi metterà le mani sul gigantesco siderurgico tarantino e sugli impianti collegati, come quello di Genova. In gara sono rimasti il tandem formato dal colosso francoindiano ArcelorMittal e dal gruppo Marcegaglia – soci rispettivamente con l’85% ed il 15% delle quote nella «Am Investco Italy srl» – e la cordata italiana Arvedi-CdpDelfin riunita in «AcciaItalia». Le proposte, dice il decreto del governo datato 31 maggio, vanno esaminate entro settembre e valutate soprattutto in base alle ricadute ambientali. Da Bruxelles, spiega sempre La Stampa, ad aprile, è arrivato il via libera agli aiuti che consentono di mettere in piedi misure «necessarie e urgenti per tutelare la salute dei cittadini». Contemporaneamente, la Commissione ha spinto Roma a recuperare i soldi della famiglia Riva, 1,2 miliardi attualmente sequestrati e bloccati in conti svizzeri. Partita più che difficile, mentre non è comunque disinnescata la questione che ruota attorno agli aiuti di Stato; 400 milioni di garanzie statali sui finanziamenti concessi nel maggio 2015, oltre alla legge che, in caso di fallimento, attribuisce ai prestiti all’Ilva la priorità assoluta di pagamento anche rispetto ai debiti verso enti pubblici (250 milioni), i 156 milioni conferiti da Fintecna all’acciaieria e il prestito ponte.

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