Cronaca

La cattedrale del Mar Piccolo

Il santuario costruito sugli scogli da Ciro Quaranta


Un santuario sul mare. Sul Mar Piccolo, secondo seno.

Luogo ameno che storia e leggende hanno intriso di spiritualità: qui mise piede San Pietro; qui i monaci dimorarono a lungo nel convento dei Battendieri, dedicandosi alla preghiera e alla lavorazione della lana nelle acque del fiume Cervaro. E qui, in un percorso ideale lungo duemila anni, Ciro Quaranta ha eretto il “suo” tempio. Su una banchina di scogli, fra le barche dei cozzaroli screpolate dal sole, da otto anni questo arzillo uomo di fede – 87 anni, cinque figli e un esercito di nipoti e pronipoti – si dedica alla sua missione. Pietra su pietra ha costruito questo originale santuario che ha voluto intitolare alla “Madonna di Fatima del Mar Piccolo”. Nonostante qualche… inciampo burocratico – diciamo così, Ciro Quaranta prosegue tenacemente nella sua opera.

«Ho voluto costruire un luogo per la preghiera e la meditazione, nel silenzio del mare», racconta seduto placidamente tra le edicole che narrano la Via Crucis. Un mare che gli appartiene da sempre: «Sono di Monteiasi e questo era il nostro mare. Da bambini era qui che venivamo a fare i bagni». Una vita, la sua, trascorsa a lavorare per l’Arsenale e a viaggiare alla ricerca del sacro. India, Cina, Russia e, soprattutto, Terra Santa: «Ci sono stato una quindicina di volte e per il santuario mi sono ispirato proprio a ciò che ho visto a Gerusalemme». Quella Terra Santa visitata con uno specialissimo compagno di viaggio: monsignor Guglielmo Motolese. Per lui una ammirazione profonda: «Un grande uomo». E l’immagine dell’indimenticato arcivescovo ha un posto d’onore nel santuario sul Mar Piccolo. Ha una profondità di pensiero non comune, quest’uomo che sa plasmare le sue parole con equilibrio e, allo stesso tempo, sagace ironia.

Tra un sorriso e l’altro riesce a dispensare verità lancinanti: «Dio? Lui non ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di lui». E ancora: «Il vero nemico dell’uomo è la ricchezza; quando ci si lascia sopraffare dalla ricchezza, è finita. L’avaro non diventerà mai ricco». Gli occhi gli fiammeggiano di gioia quando qualcuno si inerpica su questa banchina della preghiera, diventata luogo di devozione per i pescatori e meta di rispettosi visitatori ai quali Ciro regala racconti e frammenti di saggezza. «Mi raccomando – dice sorridendo al cronista – non mi far passare per un santone. E non parlare troppo di me. Qui ciò che conta è il luogo, non Ciro Quaranta».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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