14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 23:07:08

Cronaca

Il vangelo di Caramia

La ri-conversione dell'ex presidente degli industriali tarantini


Paragonare Antonio Caramia a Paolo di Tarso può apparire blasfemo.

Eppure quella dell’ex presidente degli industriali tarantini è proprio una conversione, esattamente come quella che folgorò sulla via per Damasco colui il quale sarebbe poi diventato il più importante testimone della Parola nelle terre pagane. Anzi, nel caso di Caramia non siamo di fronte solo ad una conversione; perché il Nostro auspica addirittura una ri-conversione: Taranto da città industriale a città turistica. Con una frequenza che comincia a diventare sospetta, il noto imprenditore anche oggi (lo leggiamo a pag. 7) ha divulgato l’ennesima pagina “green” del suo vangelo. Ammonisce, l’apostolo Caramia, dal pericolo che i fumi e le polveri dell’Ilva possano tenere lontani i turisti dai nostri lidi.

Non è tuttavia chiaro se nella nociva quantità di fumi e polveri l’industriale neo-ambientalista abbia conteggiato anche le polveri di pet coke che una delle aziende di famiglia tratta giornalmente occupando 500 metri quadri di retrobanchina al molo polisettoriale. Un dettaglio che più di una volta ha messo in crisi l’attività di Tct, costretta anche per queste ragioni a levare le tende e ad accamparsi in luoghi più confortevoli e lontani da Taranto. Un particolare che deve essere sfuggito a Caramia, che pure vorrebbe per la Città dei Due Mari una logistica proiettata sui mercati internazionali. A meno che non intenda, con questa internazionalizzazione, il trasloco all’estero degli operatori portuali così da avere campo libero sul molo polisettoriale. Altrimenti non si comprenderebbe la battaglia legale intrapresa dai Caramia contro l’Autorità Portuale che invece è alla ricerca di nuovi clienti per quegli spazi.

Nella sua sorprendente folgorazione, Antonio Caramia tralascia pure di ricordare i lunghi anni nei quali tra le principali e più lucrose attività di famiglia c’è stata quella di imbarco/sbarco di loppa loppa a servizio di quella stessa Ilva che oggi Caramia vorrebbe fosse dismessa. Così come non è chiaro se nella sua visione di un nuovo sistema industriale pulito e innovativo, l’industriale comprenda le attività dell’altro grande business di famiglia: la discarica Italcave, una delle più grandi pattumiere del Sud Italia e motore di profitti stratosferici. Nel vangelo di Caramia c’è però una verità inconfutabile: quel leggero ma significativo fremito turistico di questa estate lo si deve non ad una programmazione politica ma all’intuizione di pochi e intelligenti uomini di buona volontà. Quell’intuizione visionaria che purtroppo non risulta aver folgorato Antonio Caramia quando pure ha avuto l’opportunità di imprimere una svolta: prima come presidente degli industriali tarantini, poi come vicepresidente degli industriali di Puglia e, infine, seppure per il tempo di appena un sospiro, come presidente dell’Autorità Portuale. Ma forse è proprio da questa consapevolezza che conclude l’odierna pagina del suo vangelo con l’esigenza di avere una classe dirigente migliore.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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