04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 17:42:00

Cronaca

«Il Fertility Day? Sessista e inutile»

Antonella De Marco, della Commissione pari opportunità della Regione Puglia: così si offendono le donne


La campagna di informazione-sensibilizzazione lanciata dal Ministro Lorenzin sul fertility day sta infiammando il web tra critiche e indignazioni. Chiediamo ad Antonella Demarco, componete della Commissione pari opportunità della Regione Puglia per il PD che cosa pensa in merito.

”Trovo questa campagna volgare, offensiva, sessista, demagogica, banale e contraria ad ogni forma di parità di genere – sostiene Demarco – e ritengo che le donne da ogni schieramento politico dovrebbero prendere posizione in merito per affermare l’dea che una politica a sostegno della genitorialità deve passare da altri migliori e più concreti canali.

Perché la trova così denigratoria e offensiva?
E’ Offensiva perché il messaggio che passa è che le donne loro sponte decidano di cincischiare e divertirsi fino all’età dell’infertilità, quando poi devono ricorrere a forme di sostegno sanitario. Lo slogan “la bellezza non ha età. La fertilità si” con l’immagine di signorina con una mano sul ventre e nell’altra una clessidra, mi fa venire in mete due cose “ frivolezza”e “utero”. E Siccome le donne non sono solo utero ma anche capacità, intelligenza, cervello, amore, appare evidente che il Ministro non sappia cogliere con quanta sofferenza e fatica le donne moderne tentino di affermare queste capacità anche a rischio della loroprocreazione. E’ come colpevolizzarle del fatto di aver atteso”.

Lei l’ha definita anche sessista. Non le sembra esagerato?
“E’ sessista perché non solo noi donne invecchiamo ma anche gli uomini, ma non c’è alcun maschio a cui viene imputata responsabilità di aver atteso di laurearsi o di trovare lavoro prima di avere di avere figli. E’ volgare perché ferisce la sensibilità di chi un figlio lo vorrebbe tanto ma non può, poiché affetta da malattia cattiva e a volte invalidante come l’endometriosi o gli squilibri ormonali. E’ insensibile rendere quelle donne anche responsabili e colpevoli nell’immaginario comune”.

Uno degli slogan utilizzato recita che la fertilità e’ un bene comune.
“Banale. Può essere di effetto ma non è veritiero: non ho mai inteso le mie ovai come bene comune ma come una parte del mio corpo della cui gestione la Costituzione e il codice civile mi danno la facoltà di disporre. Ma soprattutto è demagogica a livelli abissali: “la costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”. Appunto, la coscienza e la responsabilità attengono alla sfera più intima degli esseri umani, comportano la condivisione tra due soggetti, un impegno per tutta la vita. Allora che si fa quando questa coscienza matura tardi, quando la responsabilità non si avverte prima che nella clessidra stia per finire la sabbia? Non ritengo sia opportuno incentivare ragazze madri giovani allo sbando magari aiutate da encomiabili associazioni come “l’Aiuto alla vita” (ma nulla dallo Stato) oppure giovani coppie incoscienti. Forse a tal proposito la Lorenzin non sa che le statistiche raccontano che il maggior numero di separazioni e divorzi si consuma insieme alla relativa tragedia per i figli in coppie unitesi prima dei 25 anni”.

Quindi non si salva nulla?
“Secondo me no. Le donne lo sanno benissimo…non c’è bisogno di farci sventolare la clessidra sotto il naso per faci capire che il tempo passa. Se proprio si vuole aiutare la procreazione si devono aiutare le famiglie e le donne, con il rafforzamento di asili nido gratuiti, con i congedi, con politiche per contrare la povertà. E’ inutile dire che la “genitorialità giovane” è creativa se poi in Germania ci sono gli asili nido nelle università per studentesse madri e nel nostro paese, dobbiamo fare i salti mortali per i nidi, le mense i pomeridiani…eche dire delle bracciati agricole che avrebbero bisogno di asili notturni, non per la” vanità” delle loro ambizioni ma perché lottano per il sustentamento. Credo che in questo la regione Puglia possa diventare capofila ed esempio di sostegno concreto alle famiglie”.

Ma la questione demografica ha il suo peso?
“Certo ha un peso soprattutto fiscale, ma viviamo nel mondo globale, nel mondo che deve aprire all’accoglienza. Dobbiamo imparare tutti a guardare il creato con occhi nuovi :non parliamo di Fertility day proviamo a parlare di adoption day, in un paese con gli orfanatrofi pieni (per chi sa quale arcano), le liste di attesa degli aspiranti genitori lunghissime, e l’adozione internazionale costosissima. Mi sembra un controsenso. I figli sono quelli che amiamo e cresciamo, che vangano dal mio utero, dall’altra parte del mondo o dalla porta accanto».

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