Cronaca

Il quartiere Tamburi ha diritto alla felicità

Parla Annamaria Moschetti: l’impegno sociale non significa “elezioni”


Il parco giochi al rione Tamburi, disegnatosi nella mente del cantante Niccolò Fabi, in occasione del concertone dello scorso 1 maggio, comincia a prendere forma.

Quella dell’impegno di tante persone che, sabato scorso, si sono incontrate in una masseria a Martina Franca, per una festosa raccolta fondi organizzata ad hoc da Parole di Lulù, associazione onlus fondata nel 2010 dallo stesso Fabi e dalla compagna Shirin Amini. Coordinatrice del progetto è Annamaria Moschetti, pediatra di famiglia a Palagianello, di recente nominata anche membro del Collegio degli esperti in Regione Puglia.

Come è venuta a conoscenza di quest’idea?
E’ stato Fabi a contattarmi, il rione Tamburi mi sta particolarmente a cuore. I bambini, in particolare, che tra l’altro subiscono oltre agli effetti dell’inquinamento, anche una sorta di ghettizzazione, meriterebbero un orizzonte diverso. Le idee erano due: uno studio scientifico per analizzare il sangue del bambino nel cordone ombelicale delle mamme del quartiere oppure un parco giochi per tentare di restituire ai bimbi il diritto al tempo libero, così come stabilisce l’articolo 31 della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia. Oltretutto quello del movimento è un bisogno insopprimibile in ogni bambino; non meno importante è garantire loro come anche alle loro famiglie il diritto alla bellezza. E in questo concetto rientra un ambiente salubre, un contesto nel quale sia opportuno vivere, non un insediamento industriale.

Come è possibile riconoscere, nella pratica, tali diritti al rione Tamburi, dove la bellezza è stata completamente cancellata? Qualcuno sostiene che sarebbe meglio spostare quell’insediamento altrove. E’ concretizzabile un piano del genere?
Non si possono spostare le persone come fossero pacchi, tempo fa proposi di trasferire almeno le scolaresche in istituti lontani dal quartiere: una proposta caduta nel vuoto. Quando fu fatta la caratterizzazione del terreno, al rione, ed emerse un alto tasso di contaminazione degli spazi, nessuno si preoccupò di pianificare delle strategie di intervento. Il piombo cui i bambini del rione sono esposti è altamente nocivo, il contatto dermico e orale (più facile per i bambini che per gli adulti) con questo metallo può addirittura compromettere lo sviluppo del quoziente intellettivo, per non parlare dei danni provocati da altri cancerogeni, presenti nel suolo. Gli ultimi rapporti epidemiologici su Taranto parlano chiaro, l’aumento delle malattie legate all’inquinamento è un dato di fatto. Secondo lo studio Sentieri è cresciuta anche la mortalità perinatale. Il parco a cui stiamo pensando, del quale la stessa popolazione avverte l’esigenza, avrebbe una pavimentazione e delle giostre tali da poter essere quotidianamente lavate. Sto lavorando, oltre che con l’Arciragazzi e l’Ail, con professionisti quali l’avvocato Leonardo La Porta e l’architetto Massimo Prontera, perchè questo spazio possa essere salubre e conservarsi tale nel tempo, attraverso una corretta manutenzione. E’ evidente che non si può far nulla per l’aria che la popolazione respira quotidianamente, ma con questo progetto vogliamo costruire un luogo dove coltivare dei “buoni ricordi d’infanzia”, nell’attesa che venga eliminata la fonte principale di inquinamento, unica vera soluzione per questa città.

Non solo del parco ci sarebbe bisogno, ma anche di spazi per “l’educazione” degli adulti. Il degrado ambientale si accompagna a quello sociale ed economico.
Si comincia dal parco, che vuole essere anche uno spazio per la socialità delle famiglie. La situazione non è facile ma dobbiamo moltiplicare gli sforzi e fare in modo che le nuove generazioni siano abituate alla tutela del bene comune, perchè i futuri adulti siano “migliori” di quelli che gli hanno consegnato la città così come si presenta oggi.

Come si fa a convertire l’abitudine alle brutture in qualcosa di costruttivo?
La gente si oppone al cambiamento perchè ha paura, ci si lega al brutto che si ha per timore di perdere anche quello.

C’è una sua possibile candidatura all’orizzonte?
Lo escludo. Quando qualcuno si spende in favore della comunità, c’è sempre chi pensa che dietro una scelta del genere ci siano interessi personali. Questo modo di vedere le cose è il frutto delle esperienze pregresse della popolazione di questa città. Si tratta di una diffidenza storica, che trova alimento nella storia recente, con classi dirigenti che hanno sempre fatto promesse, mai mantenute, in cambio di una contropartita.

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