18 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2021 alle 06:47:33

Cronaca

Cosimo, Alessandro, Angelo, Giacomo: le loro vite spezzate

Quella tragica Spoon River della gestione commissariale


Quattro morti in due anni. Tre di questi erano dipendenti delle ditte dell’appalto, aspetto sul quale sarà necessaria una seria riflessione. Si muore all’Ilva di Taranto. Si moriva quando l’insegna era quella dell’Italsider, si moriva quando a comandare erano i Riva. Si muore oggi che la gestione è quella commissariale, cioè sotto le cure dello Stato che si è dato il compito di salvare un’azienda gigantesca e che pareva destinata al tracollo.

Too big to fail, dicono gli americani, troppo grande per fallire, l’acciaieria alle porte di Taranto. Sulla gestione commissariale, affidata prima al ‘risanatore’ Enrico Bondi, poi affiancato dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, e successivamente al commercialista Piero Gnudi, a cui sono successivamente stati aggiunti Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, le polemiche sono state sempre più feroci, soprattutto dai sindacati. Che, negli ultimi tempi, avevano sottolineato le difficoltà che si registravano anche sul fronte della sicurezza. Come detto la morte di Giacomo Campo è la quarta che si deve registrare negli ultimi due anni.

Il 4 settembre del 2014 a perdere la vita fu Angelo Iodice, 54 anni, casertano, anche lui lavoratore di un’azienda dell’indotto, investito ed ucciso da un mezzo che si muoveva in retromarcia. Il 12 giugno 2015 l’addio al trentacinquenne martinese Alessandro Morricella, dipendente diretto dell’Ilva, ammazzato da un getto di ghisa fusa all’Altoforno 2. L’impianto fu sottoposto a sequestro della magistratura, ma i sigilli vennero di fatto neutralizzati dal governo con un apposito decreto dopo che l’azienda aveva giudicato Afo/2 necessario per la prosecuzione dell’attività produttiva del sito di Taranto.

Ancora, il 17 novembre 2015 a perdere la vita è stato Cosimo Martucci, di Massafra, cinquant’anni ancora da compiere, schiacciato da un enorme tubo di ghisa durante le operazioni di scarico di pezzi di carpenteria metallica in un cantiere dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Martucci è stato il cinquantesimo morto nel gigante d’acciaio dal 1993, il quinto dai sequestri del 2012. L’ultima vittima di una serie troppo lunga. Sino alle 6.45 di questa triste mattina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche