Cronaca

Stop all’Ilva, in aula con il fiato sospeso

Domani durante il processo “Ambiente svenduto” attese le mosse della Regione


Riprenderà domani in Corte d’Assise il processo Ambiente Svenduto. E quindi si attende, dopo l’annuncio di ieri del presidente Michele Emiliano, che la Regione Puglia presenti formalmente la richiesta di revoca della facoltà d’uso dello stabilimento, portando quindi l’Ilva verso lo stop della produzione ed al fermo degli impianti. Questo, ovviamente, se la richiesta verrà accolta.

Tecnicamente, la Regione – costituita a tutti gli effetti nel procedimento in quanto parte civile – può tramite i suoi legali presentare una “richiesta di aggravamento” della misura già in essere, attualmente il sequestro con facoltà d’uso. Richieste di questo tipo sono però solitamente appannaggio della Procura, che nello specifico dovrà decidere se ‘sposare’ la tesi della parte civile (la Regione, appunto) o meno. Chi non si accoda alla linea Emiliano sono sicuramente le parti sociali, in particolare i sindacati che domani incontreranno a Roma i commissari per fare il punto della situazione dopo il tragico incidente in cui ha perso la vita Giacomo Campo, 25 anni, operaio dell’indotto. Come atto dovuto il pubblico ministero inquirente ha iscritto sul registro degli indagati dodici persone, quattro per la ditta Steel service per la quale lavorava Campo, otto per Ilva.

I nomi: Ruggiero Cola, direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, di Napoli; Stefano Bagordo di Montemesola; Francesco De Gregorio di Manduria; Rocco Ottelli, di Brescia; Andrea Coluccia di Diso in provincia di Lecce; Cosimo Frascella di Grottaglie; Antonio Bianco, di Taranto; Walter Romagnoli di Mottola; Antonio Neglia, di Martina Franca; Andrea Santoro, di Cariati in provincia di Cosenza; Giuseppe Chimienti di Manduria.

Tornando alla richiesta di revoca della facoltà d’uso per l’Ilva, diverse le voci contrarie all’idea di Emiliano. Una mossa irresponsabile e propagandistica, secondo Forza Italia e CoR, Conservatori e riformisti; dura anche la Fim Cisl. «Nel giorno del saluto a Giacomo Campo le parole del Governatore Michele Emiliano sono quanto mai inopportune. A dirlo siamo noi della Fim Cisl che da tempo lamentiamo i limiti della gestione commissariale e il degrado di conduzione dello stabilimento. Bisogna andare indietro di molti decenni per trovare un periodo con così tanti incidenti in Ilva. Ma fermare lo stabilimento, come chiede il Governatore della Puglia, aggiunge solo altri problemi.

Dovrebbe sapere che un impianto siderurgico a ciclo integrale non si ferma dalla mattina alla sera e mi chiedo, quale sarà il reddito di oltre 20.000 persone con produzione ferma? Quali bonifiche? Abbiamo già vissuto Bagnoli» dice il segretario nazionale Bentivogli, a cui si aggiunge il segretario territoriala D’Alò: «La Regione avrebbe dovuto assicurare i controlli ed essendo firmataria dell’Aia deve fare della sua attuazione un cavallo di battaglia. Attraverso i dovuti controlli, inoltre, si sarebbe accorta da se che la fabbrica è ferma. Non c’è traccia alcuna di nessuna opera di bonifica». Plaude ad Emiliano il consigliere regionale Giuseppe Turco, mentre l’IdV chiede che a parlare sia il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

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