21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 18:53:00

Cronaca

Ilva, le accuse del procuratore Capristo

Preoccupazione per alcuni segnali da dentro e fuori il siderurgico


«Con il presidente della Regione, Emiliano, c’è unità d’intenti. Siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Tuttavia, lui è il presidente della Regione e io sono il procuratore in una città che merita di essere difesa e tutelata in ogni momento. Per questo è stato affidato l’incarico al prof. Massimo Sorli, professore di Meccanica applicata alle macchine presso il Politecnico di Torino. Abbiamo l’obbligo di capire cosa sia successo sabato mattina nell’altoforno dell’Ilva ed accertare le eventuali risponsabilità».

Così Carlo Maria Capristo nelle parole riportate da Nuovo Quotidiano di Puglia. Capristo ha parlato di «tragedia che si poteva evitare»: «abbiamo disposto il dissequestro delle attrezzature e del macchinario che sono costati la vita al povero lavoratore. C’era la necessità di farlo in tempi brevi, per liberare il nastro trasportatore dai residui di minerali». «Il dottor Laghi (commissario Ilva, ndr) ha confermato la disponibilità e l’impegno totali a non trascurare nessuno degli interventi programmati (sull’ambientalizzazione). Io ho preso atto di questa disponibilità e di questo impegno: ma la procura non farà un mero atto di fede. Predisporrò controlli e verifiche». Importante un altro passaggio: «Sono piuttosto preoccuopato di quanto sta avvenendo, attraverso iniziative che definirei scomposte. Ho l’impressione, ma è solo un’impressione, che qualcuno stia remando contro».

Dichiarazioni del procuratore Capristo sono riportate anche dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Noi lavoriamo senza pregiudizi. Sappiamo che sono stati assunti impegni specifici, diventati poi legge dello Stato, sui lavori da compiere per decontaminare la fabbrica. Ai commissari chiederò una rendicontazione puntuale per verificare, tramite nostri esperti, il rispetto del percorso stabilito, chiedendo così prova concreta dell’impegno per riambientalizzare il sito produttivo. Non nascondo una certa preoccupazione per dei segnali giunti al mio ufficio dall’interno e dall’esterno della fabbrica per, come dire, contrastare il processo di messa a norma, segnali che ci inducono a fare tutti gli accertamenti del caso perchè non sia consentito a nessuno di giocare sporco, su questo voglio essere chiaro e netto».

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