16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca

Festa farlocca per la B. Caccia al burlone


TARANTO – La notte azzurra con caroselli di auto e tricolori non spegne l’amarezza per la festa farlocca scoppiata ieri pomeriggio in città. Ed ora è caccia all’autore della burla sin troppo riuscita. Alle 15 di ieri, complice la notizia diffusa da Studio 100 e ripresa da siti di testate prestigiose, come il Corriere del Mezzogiorno, a Taranto è esploso l’entusiasmo per la conquista della B. Tutto girava intorno alla notizia dell’ accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Nicola Russo al Tar del Lazio. Il legale, su mandato di alcuni tifosi, capeggiati da Valentino Gennarini, decano degli agenti marittimi ionici, aveva impugnato la penalizzazione di sei punti che di fatto ha svuotato la vittoria sul campo del torneo da parte della squadra di Dionigi.

La restituzione di quei sei punti equivaleva alla promozione in serie B. A sostegno dell’informazione ieri pomeriggio girava anche un dispositivo del Tar, frutto però di un copia e incolla. Tutto falso, quindi, tranne la gioia incontenibile degli oltre mille tifosi rossoblu che si sono riversati in centro, con bandiere, sciarpe e trombette, regalando un festoso spettacolo di caroselli di auto, moto e clacson con tanto di tuffo nella “Rosa dei Venti” di piazza Ebalia. La festa farlocca è durata solo due ore. Perchè la notizia è stata verificata e si è rivelata del tutto infondata. Già perchè il Tar aveva in realtà deciso, ma per rigettare il ricorso di Russo bollandolo come inammissibile. Il day after rossoblu, con tutte le incertezze sul futuro del club, è impregnato di amarezza e rabbia. Rabbia di cui si fa portavoce Valentino Gennarini: “E’ vergognoso che qualcuno abbia giocato sui sentimenti dei tifosi e di una città. Ancor di più se si tratta di un tarantino. Ora vogliamo conoscere il nome del responsabile”. Gli fa eco Nicola Russo che domani terrà una conferenza stampa per annunciare il ricorso al Consiglio di Stato e la denuncia contro chi ha manipolato quel dispositivo. Venti di guerra che sembrano comunque destinati ad assopirsi. La burla sarebbe nata all’interno di un ufficio come scherzo innocente ad un tifosissimo del Taranto. Poi, però, quel copia e incolla è finito nella redazione di Studio 100 ingenerando il caos. Da ambienti investigativi, peraltro, stemperano il tutto: “Non c’è reato”.

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