14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

Diffamò Mazzarano, Lemma condannata

I fatti risalgono al 2013. Multa più risarcimento


Si è risolta con la condanna per diffamazione di Annarita Lemma, ex consigliera regionale del Pd, la diatriba che la vedeva contrapposta al consigliere regionale Michele Mazzarano.

Il giudice di pace Nicola Russo ha condannato la Lemma a 600 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. La Lemma è stata condannata anche al risarcimento del danno, quantificato in 4.000 euro, oltre al pagamento delle spese legali fissate in 1.500 euro. L’ex consigliera è stata condannata per aver offeso la reputazione di Mazzarano per aver riferito all’allora segretario del Pd, Massimiliano Serio, che Michele Mazzarano aveva il «diretto controllo» della Jonica Service srl, azienda pubblica con 800 dipendenti operante all’interno della Asl di Taranto.

La Lemma considerava questa asserita circostanza un fatto «moralmente gravissimo» e invitava l’allora segretario del Pd ad una opera di moralizzazione all’interno del partito. Affermazioni, queste, contenute in una lettera letta dalla stessa Annarita Lemma a Massimiliano Serio alla presenza di due testimoni: Mimmo Cotugno e Maria Grazia De Pasquale. Nelle accuse dell’ex consigliera regionale, il diretto controllo di Mazzarano su quella società sarebbe derivato dalla sua presunta vicinanza con alcune delle figure apicali di quella società. Il giudice ha concluso che quelle della Lemma rivolte a Mazzarano sono state «affermazioni sostanzialmente ed intrinsecamente offensive», perché quelle dichiarazioni avrebbero insinuato «un interesse privato» di Mazzarano nella gestione di quella società.

Affermazioni, quelle dell’ex consigliera del Pd, tali da «mettere in pericolo la dignità e la credibilità morale del politico e della persona interessata», ovvero di Michele Mazzarano. Il giudice ha anche disposto la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto per verificare la sussistenza di eventuali ipotesi di reato a carico di Cotugno e della De Pasquale in ordine alle dichiarazioni rese in dibattimento.

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