Il caso

Processo Ambiente Svenduto, omessa notifica: nulla di fatto

L'udienza di ieri

Cronaca
Taranto mercoledì 21 ottobre 2015
di Giovanni Di Meo
L'aula del Processo Ambiente Svenduto
L'aula del Processo Ambiente Svenduto © Tbs

«La storia giudiziaria di Taranto per quanto riguarda i processi per reati ambientali e per inquinamento è lunga. L’inizio risale addirittura agli anni ‘80, c’è stata tutta una serie di procedimenti penali che sono stati portati avanti sulla base di ipotesi di reato che via via salivano sempre più di livello e oggi siamo arrivati dinanzi alla Corte di Assise.

Non dimentichiamo che sono stati abbattuti migliaia di capi di bestiame, oltre al problema della mitilicoltura. La sentenza ci dirà se quelle ipotesi di reato erano fondate».
Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, parlando con i giornalisti a margine della prima udienza del processo Ambiente Svenduto.

Un maxi processo, in realtà, quello che ha visto il primo atto nell’aula Alessandrini del Palazzo di giustizia di Taranto. Per il disastro ambientale sono imputati vertici Ilva, politici, imprenditori e funzionari ministeriali e regionali. Il presidente della Corte di assise, Michele Petrangelo (a latere Fulvia Misserini più sei giudici popolari), ha fatto il lungo appello degli imputati, in tutto 47 (44 persone fisiche e tre societa). Il processo si tiene dinanzi alla Corte di assise perchè tra i reati contestati c’è l’avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari.?Stracolma l’aula.

Ad ogni buon conto, dalla prossima udienza  il prossimo primo dicembre - oggi un’annunciata omessa notifica ha fatto rinviare tutto - il processo si celebrerà nell’aula magna della Saram.

I vertici della famiglia Riva (non si procederà solo nei confronti dell’ex patron dell’Ilva Emilio Riva, deceduto ad 87 anni il 29 aprile 2014, ma ci sono i figli Fabio, arrestato il 5 giugno scorso dopo due anni e mezzo in ‘esilio’ a Londra e unico detenuto, e Nicola), gli ex dirigenti dell’azienda, politici e amministratori - tra gli altri, l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sindaco Ippazio Stefàno, l’ex presidente della Provincia Florido - funzionari ministeriali e regionali, ex consulenti del Tribunale, avvocati: a sfilare in tribunale sono vent’anni della storia industriale tarantina e nazionale.  Il gup del tribunale di Taranto, dottoressa Wilma Gilli, ha anche condannato due dei cinque imputati giudicati con rito abbreviato: don Marco Gerardo (10 mesi per favoreggiamento) e l’ex consulente della Procura Roberto Primerano (tre anni e quattro mesi per falso ideologico). Assolti invece l’ex assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, l’avvocato Donato Perrini (entrambi erano accusati di favoreggiamento personale) e il carabiniere Giovanni Bardaro, che era accusato di rivelazione di segreti d’ufficio.

Lascia il tuo commento
commenti