17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

Cronaca

Borsci, arriva un’altra proroga

La produzione sarà affidata ancora a Caffo. Non sono mancate le tensioni


Si profila una nuova proroga per la produzione dell’elisir Borsci San Marzano.

Ieri mattina in Provincia si è tenuto l’atteso vertice tra organizzazioni sindacali, la curatela fallimentare e gli imprenditori Caffo, che dal 2013 attraverso il fitto del ramo d’azienda assicurano la produzione del liquore. L’incontro è stato presieduto dal presidente della Provincia, Martino Tamburrano. Per il Servizio Controversie Collettive della stessa Provincia, c’era il funzionario Michele Coviello.

Per le organizzazioni sindacali erano presenti, fra gli altri, Sante Bernalda (Flai Cgil), Antonio La Fortuna (Fai Cisl), Antonio Trenta (Uila Uil). L’incontro – al quale non sono mancate tensioni per le dichiarazioni che l’avevano preceduto – si è concluso lasciando aperto lo spiraglio per una nuova proroga del fitto d’azienda, probabilmente di sei mesi. L’attuale scade il 22 ottobre. Una disponibilità in tal senso è stata espressa dal curatore fallimentare della Ilbi (la società proprietaria in fallimento), Antonio Pastore. Questi ha affermato che «non vi sono impedimenti per una proroga del contratto di fitto dell’intero compendio aziendale della Ilbi S.p.A. in fallimento a suo tempo sottoscritto con la Bsm srl (la società di Caffo, ndr)». Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato l’assegnazione definitiva dell’azienda, onde evitare questo balletto di proroghe che non lascia tranquilli i lavoratori. Caffo, dal suo canto, ha confermato la volontà di acquistare l’azienda.

Anzi, proprio Caffo prima del vertice aveva usato parole molto forti per criticare la mancata assegnazione definitiva, nonostante da un anno le diverse proposte di acquisto siano al vaglio degli organi della procedura fallimentare. Allo stato, in corsa per acquisire la Borsci sarebbero rimasti la stessa Bsm, nota per la produzione dell’Amaro del Capo, e la società produtttrice dell’Amaro Lucano. Si sarebbe nel frattempo defilata una terza società inizialmente interessata ad acquisire il marchio. La Bsm anche stamattina ha ribadito le proprie garanzie: mantenimento degli attuali livelli occupazionali (circa dieci dipendenti), conferma della sede legale e della produzione presso gli attuali impianti sulla strada per Martina Franca. In caso di aggiudicazione definitiva, inoltre, c’è l’impegno a trasformare i contratti di lavoro a tempo indeterminato e a incrementare la forza lavoro, compatibilmente con le esigenze produttive, attingendo prioritariamente alle unità lavorative precedentemente collocate nelle liste di mobilità. Caffo aveva denunciato «la situazione di stallo creata da chi non avendo mai preso alcun impegno con i dipendenti e con il territorio, probabilmente vorrebbe portare via il marchio dalla sua città e per fare ciò ha proposto un ricorso contro il concordato di Caffo che è indiscutibilmente il più conveniente per i creditori e per il territorio stesso, in quanto chiude definitivamente il fallimento e garantisce continuità aziendale a Taranto».

«Non so quali dubbi – aveva dichiarato Sebastiano Caffo alla vigilia dell’incontro – possa avere ancora dopo tutto questo tempo l’attuale Comitato dei Creditori che tarda a pronunciarsi su una scelta ovvia, soprattutto nell’interesse dei maggiori creditori visto che il nostro concordato offre ai creditori chirografari molto di più rispetto all’altro concorrente. D’altronde, insolitamente i membri del comitato sono stati sostituiti per ben tre volte dall’inizio della procedura, fino ad arrivare ad avere oggi un comitato che rappresenta la sola categoria dei professionisti e non tutte le categorie dei creditori dell’azienda».

«Tra l’altro – aveva ancora detto Caffo – il suddetto comitato non è rappresentativo della massa dei creditori in quanto sono stati esclusi i creditori principali, sia privilegiati che chirografari, per nominare chi invece rappresenta circa l’1% dei crediti. Una situazione che mi auspico sarà chiarita nelle opportune sedi visto che il perdurare di questa vicenda sta creando ingentissimi danni patrimoniali al nostro gruppo aziendale, che ha dovuto rinunciare ad altre opportunità per dedicarsi a questo progetto che doveva concludersi con la cessione definitiva dell’azienda già entro il primo anno di gestione che scadeva il 22 ottobre 2014».

«Ricordo a tutti – aveva concluso Caffo – che la nostra società si è aggiudicata una regolare asta per l’affitto dell’azienda che comprende il diritto di prelazione per l’acquisto della stessa, quindi è palese che l’interesse di chi fa di tutto per rallentare le cose è di farci perdere tale diritto, forse per rientrare o far entrare qualcuno in gioco, senza tener conto però che qualcuno alla fine dovrà rifonderci per i danni subìti. Forse noi riusciremo ad avere un congruo indennizzo per tali danni, mentre il territorio tarantino purtroppo rischia di perdere un pezzo importante della sua storia senza nulla in cambio».

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