21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca

Liviano dice no al crocifisso si scatena la polemica su Fb

Niente simboli religiosi in consiglio regionale: è bufera


TARANTO – Il crocifisso nell’aula del consiglio regionale non c’era e continuerà a non esserci. Almeno fino a quando non sarà approvata la mozione del consigliere Domenico Damascelli (Forza Italia) che ne chiedeva l’affissione.

Ieri la mancanza del numero legale ha affondato il voto a scrutinio segreto (avevano comunque prevalso i “sì”) e, quindi, se ne riparlerà in una prossima riunione consiliare.
La polemica, però, è esplosa lo stesso. Grazie al cattolicissimo Gianni Liviano che su facebook ha annunciato, con una certa ostentazione, di aver votato contro l’affissione del crocifisso a tutela della laicità delle istituzioni.
Il suo post ha scatenato le reazioni più contrastanti: una valanga di critiche insieme a non pochi consensi. Sicuramente ha sorpreso il fatto che a prendere questa posizione così netta sia stato proprio chi, appena nominato nella sua breve esperienza di assessore regionale, si era pubblicamente affidato alla Vergine Maria. Una invocazione che, all’epoca, non aveva mancato di sucitare qualche ilarità, proprio per l’insolito accostamento tra la laicità del ruolo istituzionale e quello slancio di misticismo professato sempre dal pulpito di facebook.
Divampato l’incendio, Liviano ha provato, con successivi post, ad argomentare meglio la sua posizione, fino ad affermare che lui Gesù non lo trova «nei pezzi di legno». Ad ogni suo post è però seguita puntualmente la raffica dei commenti, pro o contro.
Tra i primi a rispondergli è stato don Luigi Larizza, il prete che più volte si è distinto per le sue rigide posizioni rispetto all’accoglienza dei migranti: «Mi sembra strano che un uomo in Croce, segno di salvezza per chi crede, mentre è segno della violenza contro un poveretto che ha combattuto contro lo strapotere dei potenti, possa fare paura a una persona intelligente … non dovremmo vergognarci di esporre un simile simbolo, ma di esporre le foto dei governanti che occupano dei posti non chiamati dal popolo ma imposti dalla massoneria».
Il caso ha anche prodotto effetti da commedia all’italiana, come la rottura di amicizie feisbukkiane. Lo riferisce il consigliere comunale Giampaolo Vietri: «Il consigliere regionale Gianni Liviano mi ha tolto l’amicizia e bannato su facebook dopo che ho commentato un suo post nel quale si vantava di aver votato contro il Crocifisso all’interno dell’aula consiliare della Regione Puglia».  
Critiche sono arrivate anche da altri fronti. Non fa direttamente riferimento a Liviano, ma si esprime chiaramente sul punto l’ambientalista-pacifista Fulvia Gravame (Peacelink): «Togliere i simboli religiosi significa negare il valore della fede, di qualunque fede». La stessa Gravame poi aggiunge: «Non c’è rispetto verso gli altri se non si ha rispetto di se stessi e della propria identità. Lo dico dopo che per anni mi sono occupata di dialogo interreligioso, ho letto vari testi sacri di altre religioni, ho ascoltato mussulmani e induisti raccontare i motivi della loro speranza, dopo aver vissuto insieme ad un’induista vegana rigorosa che aveva le pentole separate dalle mie per evitare il contatto con la carne o il pesce. Non c’è dialogo se una delle parti non ha rispetto per se stessa».
Ma è davvero laico e a tutela della laicità delle istituzioni negare il crocifisso negli uffici pubblici? La mozione presentata dal consigliere Damascelli contiene anche alcuni illuminanti estratti di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che nel 2011 aveva accolto il ricorso dell’Italia a favore dell’affissione del crocifisso nelle scuole pubbliche. In quella sentenza la Corte Europea specificava che il crocifisso ha un valore che va ben al di là del significato religioso per essere invece un elemento «…identitario […], frutto e simbolo dell’evoluzione storica della comunità italiana e di un’antichissima e ininterrotta tradizione ancora oggi attuale e fondata sui principi e sui valori democratici e umanitari delle civiltà occidentali». Fondamento della civiltà occidentale, dunque, e non un mero simbolo di confessione religiosa.
«Nel preparare la mozione – ha detto a TarantoBuonasera lo stesso Damascelli – sono stato molto attento a non ledere l’intimità e la sensibilità di ciascuno. Probabilmente anche per questo ho incontrato il voto favorevole di molti consiglieri di sinistra». Liviano non tra questi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche