Cronaca

«Non lasciamo soli i lavoratori Cementir»

Il sindaco Stefàno: «La questione vada subito sui tavoli del Ministero per lo Sviluppo»


Il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ha incontrato i lavoratori e i sindacati della Cementir manifestando la propria solidarietà e sostegno.

«Condivido le loro preoccupazioni e le faccio mie. Mi farò portavoce presso le autorità centrali delle preoccupazioni dei lavoratori che stanno subendo la vertenza Cementir e già oggi, subito dopo l’incontro con i sindacati, ho chiesto un incontro urgente presso il Mise da fi ssare in tempi brevissimi, e comunque entro il prossimo 27 novembre, termine ultimo previsto dalla legge 223/91 per la consultazione sindacale, per aprire un tavolo di confronto sulle azioni intraprese da Cementir che così, pesantemente, si ripercuotono sui lavoratori tarantini e quindi scongiurare i licenziamenti. Le recenti decisioni dell’azienda di procedere alla messa in mobilità di 47 unità lavorative su 72 unità dipendenti dello stabilimento di Taranto, per le quali sono scaduti i contratti di solidarietà, alzano pesantemente il livello di preoccupazione sociale del territorio jonico, notoriamente area interessata da diversifi cati fenomeni di crisi: ambientale, industriale ed occupazionale. La nostra città – conclude il sindaco – non può consentire la perdita di un solo posto di lavoro».

Sciopero in tutti i siti produttivi Cementir – Sacci, presidi dei lavoratori sotto le sedi delle Regioni interessate e richiesta di un incontro urgente al ministero dello Sviluppo Economico. E’ la reazione dei sindacati delle costruzioni FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, e dei trasporti, Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, alla decisione dell’azienda di abbandonare il tavolo di trattativa «Senza l’affi dabilità e la credibilità degli interlocutori – hanno dichiarato le segreterie nazionali delle sigle sindacali – non è possibile portare avanti il tavolo di confronto, e quindi dichiariamo lo stato di agitazione su tutto il territorio nazionale, bloccando straordinari e fl essibilità. Ad oltre un mese dall’annuncio dell’azienda di licenziare 260 lavoratori, abbiamo avuto solo due momenti di confronto con i vertici dell’azienda. Il gruppo di Caltagirone ha superato il segno, chiedendo di affrontare in due momenti diversi la situazione di Cementir Italia e quella di Sacci, acquisita nello scorso luglio per 125 milioni di euro.

Una richiesta pretestuosa, dal momento che le due vicende sono solo tecnicamente divise, ma politicamente legate: è impensabile, per esempio, avere due Piani industriali per ognuna delle due aziende. Al Mise, inoltre, chiederemo il coinvolgimento dei Comuni e delle Regioni interessate. Cementir dimostri di avere senso di responsabilità, ritiri i licenziamenti, blocchi le esternalizzazioni, ci presenti un Piano industriale serio e fattibile. Non è possibile – hanno concluso Feneal, Filca, Fillea, Filt, Fit, UilTrasporti – che il quarto polo del cemento italiano non abbia una minima idea delle prospettive economiche, delle strategie da mettere in campo per essere competitivi, e risolva un problema economico mandando a casa 260 persone».

Ma è allarme occupazionale anche per gli addetti alle pulizie civili ed industriali della Cementir. La Fisascat Cisl scrive a prefetto, parlamentari, consiglieri regionali e sindaco e lancia un grido di allarme “sociale, occupazionale e reddituale” conseguentemente all’annunciato licenziamento, presso la Cementir di Taranto, di 47 dipendenti diretti – sui complessivi 106 previsti in altri siti produttivi nazionali del Gruppo Caltagirone – poiché «questa decisione produrrebbe riverberi occupazionali negativi sugli attuali circa 15 dipendenti della Pulisan, azienda titolare di appalto presso lo stesso stabilimento. Anche questi lavoratori, inquadrati contrattualmente nel settore pulizie civili ed industriali, hanno la stessa dignità di tutti gli altri per i quali in queste ore si stanno moltiplicando legittime iniziative nazionali e territoriali di mobilitazione tese a scongiurare i preannunciati licenziamenti; purtroppo, però, a differenza dei lavoratori inquadrati come Edili, essi non potrebbero godere di ammortizzatori, quali cassa integrazione o mobilità, in caso di parziale o totale chiusura del Gruppo alla mediazione governativa».

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