31 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 31 Ottobre 2020 alle 15:37:55

Cronaca

Centro città, il regno dei franchising

Così cambiano le vetrine nel cuore di Taranto


Ex banche che diventano sede di megastore monomarca. Piccoli, storici negozi, le cui insegne hanno brillato per anni, che chiudono, mentre trionfano le griffe low-cost.

Taranto come Bari; anche se è da vedere se essere o meno soddisfatti di questo strano derby del commercio. Da qualche settimana tra i due mari in via Di Palma campeggia in grande il logo di Ovs, che ha rilevato Coin (il gruppo è lo stesso); a breve nel capoluogo regionale il marchio presente con 870 negozi in 23 Paesi del mondo aprirà i battenti nel palazzo della ex banca Intesa in via Abate Gimma angolo via Andrea da Bari.

Un altro istituto di credito, il fu Banco di Napoli che si affaccia su piazza della Vittoria, a Taranto, si trasformerà in uno store d’abbigliamento: il gruppo Benetton potrebbe appiccicargli l’etichetta Alcott o H&M (già presenti in riva all’Adriatico). Sarà guerra commerciale con Piazza Italia e Zara, che a sua volta ha da molto tempo messo le mani sull’ex Benetton in piazza Giovanni XXIII.

La catena spagnola già presidia via Sparano a Bari e con la branca Zara Home aprirà in via Abate Gimma all’incrocio con via Argiro, in un locale che ospitava una rinomata boutique. Franchising alla conquista dei borghi di Puglia, quindi. Taranto non fa eccezione. Uno scenario da mercato globale in cui si rischia di perdere specificità e si impongono ovunque gli stessi brand. Spetta al piccolo commercio trovare il modo di controbattere. A Bari, i negozi del quartiere Madonnella hanno organizzato per il 29 ottobre una iniziativa di palco difuso con eventi, mostre, concerti e djset. Da parte loro, i colleghi tarantini devono fare i conti con la difficile fase economica, oltre alla concorrenza sleale degli abusivi e della contraffazione esposta senza pudore nel salotto buono della città.

«Un’insegna nazionale non vuol dire necessariamente che il negozio sia gestito direttamente dall’azienda-madre» spiega Salvatore Cafiero, presidente della delegazione Confcommercio-Borgo. «Ci sono anche privati tarantini che scelgono di agganciarsi a marchi che si ritengono più forti, nell’ottica di questa nuova forma di commercio». Sulla situazione del Borgo c’è spazio per un cauto ottimismo, secondo Cafiero: «La città sembra stia tornado a vivere e a svegliarsi dal torpore, tanto simile alla rassegnazione, che preoccupa in particolare i commercianti che la strada la vivono tutti i giorni, e che prima di altre categorie ‘sentono il tempo che fa’. Nulla di clamoroso, ma certamente un segnale d’incoraggiamento l’avvio di questi cantieri che a ricaduta generano un positivo effetto domino sui privati. Proprio in via D’Aquino sono stati avviati alcuni interventi di riqualificazioni d’immobili privati, tra l’altro un noto imprenditore tarantino avrebbe deciso di investire nella realizzazione di una piccola struttura ricettiva di livello».

«Si notano, continua, alcune nuove aperture di negozi e qualche intervento di riqualificazione. Si avverte insomma un certo fermento, anche nelle battute e negli scambi di opinioni tra noi commercianti. Alla base c’è volontà di reagire alla crisi che ha determinato la cessazione di decine e decine di attività, e non solo da parte degli imprenditori e lo vediamo anche dalle varie iniziative promosse da associazioni e organizzazioni varie. E’ importante che queste buone energie non si disperdano, ma s’incanalino in progetti mirati».

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