19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca

Una lezione per gli spartani della politica

L'insegnamento che viene dallo spirito più bello vissuto nella due giorni di prove tra Parco Cimino e CircumMarPiccolo


Prendiamo la Spartan Race per ciò che realmente è stata: un divertente happening che ha portato a Taranto migliaia di persone e ha disegnato una bella cornice di entusiasmo tutt’intorno.

Una grande e impegnativa corsa campestre ideata da ex militari americani, che gran parte degli atleti – per quel che abbiamo visto a Taranto – interpreta con sano spirito ludico, privo di ogni forma di fanatismo. Ci si è divertiti, insomma. E questo è stato lo spirito più bello vissuto nella due giorni di prove tra Parco Cimino e CircumMarPiccolo. Taranto ha bisogno di ritrovare il sorriso e la Spartan Race un sorriso ce lo ha regalato. Fin qui, dunque, tutto bene. Meno bene – ne parliamo in altra pagina – il modo in cui il Comune ha gestito alcuni aspetti della manifestazione.

Ora, vissuta questa prima esperienza, cosa resta a Taranto della corsa a ostacoli più dura al mondo? In questi giorni si farà la conta dei numeri: presenze, incassi, costi sostenuti. Certamente va rivista la programmazione dell’accoglienza: il manifestino ideato per l’occasione, del resto, esprimeva molto bene l’improvvisazione istituzionale e l’approccio raccogliticcio all’evento. Si può fare certamente di più nell’organizzare iniziative collaterali e nel predisporre la città al meglio. Questo è un altro punto: il parco Cimino è stato ripulito solo negli ultimi giorni, dopo un lunghissimo periodo di oblio e abbandono. Non è giusto innanzitutto nei confronti dei tarantini, dei tanti che magari vorrebbero utilizzarlo tutto l’anno per fare jogging o per organizzare altri eventi o anche per godersi una magnifica passeggiata tra i pini che si affacciano sul Mar Piccolo. Non ci si può lavare la faccia solo quando sono attesi gli ospiti: Taranto deve essere una città vivibile per chi ci vive ogni giorno. Solo così può diventare una città pronta all’ospitalità e ambire a dare più consistenza all’economia turistica.

E questo è l’altro nodo: credere che Taranto – per il solo legame con Sparta o grazie alla annunciata presenza della Spartan Race anche nei prossimi due anni – possa diventare l’ombelico del mondo è idea figlia di quel provincialismo autoreferenziale che è il vero nemico da sconfiggere in questa città. Taranto per crescere ha bisogno di una visione complessiva di sviluppo e di buone pratiche quotidiane. Ridurre tutto agli spartani sarebbe un grave limite ed una offesa alla ricchezza storica della città. E qui si innesta l’altra questione, quella più ideologica.

Negli ultimi anni il vezzo di appiccicare a Taranto una identità guerriera e spartana è stato il simbolo fanatico di una idea muscolare della politica che serpeggia in alcune frange di certi movimenti e comitati. È la politica del “ribaltamento dei tavoli”, dei “vaffa”, delle invettive e degli insulti agli avversari. C’è chi ha fatto di questa concezione “spartana” la sua cifra politica. Ma Taranto è di ben altro che ha bisogno: idee, partecipazione, percorsi per ritrovare senso della comunità, non di solchi scavati per dividere. La migliore risposta a questa malintesa spartanità l’hanno data in questi due giorni proprio gli atleti della Spartan Race, con i loro sorrisi e il loro spirito di squadra, ricco di fratellanza e solidarietà.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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