14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

Il futuro dei “nostri” artigiani

Fabio Paolillo della Confartigianato: «Serve una strategia economica»


«Non è minimamente più possibile fare a meno di strategie economiche territoriali per la piccola e media impresa. Tirare a campare, politicamente, si è rivelato, dalle nostre parti, una orrenda consuetudine con un risultato per l’economia ed il sociale pessimo».

E’ quanto afferma Fabio Paolillo, segretario provinciale di Confartigianato in riferimento alla situazione dell’artigianato tarantino. Riconosciamolo: oggigiorno il mercato chiede sempre più “artigianalità”. Può sembrare paradossale, però non è affatto scontato che siano gli artigiani a soddisfare, prima e meglio di chiunque altro, questa richiesta. Le grandi aziende del lusso, così come quelle delle fasce di prodotto più accessibili, sembrano fare a gara nel riempire le proprie pubblicità di riferimenti al “ben fatto” abbinate all’immagine di paciosi “artigiani della qualità” che da quel momento in poi abbineremo mentalmente, ci piaccia o no, proprio a quel marchio. Sono in realtà le tecnologie digitali e la manifattura 4.0 a consentire una personalizzazione dei prodotti e dei servizi via via più spinta e meno costosa. La prima rivoluzione industriale ha sottratto la quantità agli artigiani; la quarta punta ad appropriarsi della loro qualità. Come possono allora gli artigiani, quelli veri, competere? Diventando bravi nell’utilizzo di quelle stesse tecnologie, sfruttando le opportunità delle reti e della Rete, tanto a monte quanto a valle della produzione, e riappropriandosi di una capacità di “far sapere” oltre che di “saper fare” necessaria per trasformare il valore creativo in valore economico.

In altre parole – spiega Paolillo – l’artigianato e la piccola impresa sono chiamati a fare un salto evolutivo e di mentalità. Le loro associazioni, in primis Confartigianato, sono al loro fianco in questo percorso, anzi devono stimolarle ad intraprenderlo e a non mollare, pena il tramonto e la perdita della propria ragion d’essere. L’identità delle imprese artigiane deve restare fedele a se stessa, ma per farlo deve anche cambiare, e cambiare rapidamente. Stesso discorso vale per la classe dirigente che governa ed amministra i nostri territori, da cui si aspetta risposte e opportunità, orientamento e protezione. Il perno dello sviluppo ruota tutto intorno a questo connubio. Non è minimamente più possibile fare a meno di strategie economiche territoriali per la piccola e media impresa. Tirare a campare, politicamente, si è rivelato, dalle nostre parti, una orrenda consuetudine con un risultato per l’economia ed il sociale pessimo.

Basta percorrere le strade della nostra città per rendersene conto. Servono quindi importanti scatti di reni. In un numero crescente di settori, le piccole e piccolissime aziende sono strette in una morsa letale: continuano ad accollarsi tutti i rischi del fare impresa, mentre prezzi, tassi, scadenze e vincoli vari sono stabiliti da committenti sempre più esigenti, ma sempre meno puntuali nei pagamenti. D’altro canto le tecnologie, i nuovi modi di organizzare le relazioni e alcune tendenze di mercato offrono interessanti opportunità per riappropriarsi di uno spazio economico e sociale che l’artigianato e la piccola impresa meritano. Noi – conclude il segretario di Confartigianato – non possiamo sottrarci a questo compito».

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