20 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 22:59:00

Cronaca

Terremoti, prevenzione zero

Parla il presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, Salvatore Valletta


Le scosse di terremoto degli giorni fa hanno portato ancora distruzione nelle zone del Centro Italia e sono state avvertite anche in Puglia, così come in Trentino e in Austria.

Gli esperti ricordano che la nostra regione non è omogenea dal punto di vista sismico, le aree a nord (Gargano, Capitanata e Subappennino) sono senza dubbio più a rischio di quelle a sud, ma la potenzialità sismica attraversa comunque tutta la Puglia. “Oltre l’80% del territorio non ha una cartografia geologica aggiornata, elemento fondamentale per gli opportuni studi di microzonazione sismica. Inoltre non c’è ancora un Servizio Geologico regionale e gli uffici tecnici dei comuni pugliesi sono sprovvisti di competenze professionali di tipo geologico”.

A sottolinearlo è Salvatore Valletta, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia. Per quel che riguarda Taranto, se da un lato si può stare relativamente tranquilli – nella classificazione geologica, recepita a livello regionale nel 2004, il capoluogo jonico rientra in zona 3 (a medio/ basso rischio), in una scala che va da 1 a 4 (1 significa rischio elevatissimo) – dall’altra va evidenziato che l’edificato pugliese è sismicamente piuttosto fragile. Si pensi, per Taranto, alla Città Vecchia, come anche al Borgo e a numerose strutture della periferia, progettate e costruite quando ancora non esistevano “obblighi in senso antisismico”.

Come specificato da Valletta, in Puglia manca il necessario organo di raccordo tra Comuni, Autorità di bacino e Protezione Civile regionale, il Servizio Geologico appunto, e ciò rende impossibili tutte le attività di prevenzione rispetto alle catastrofiche conseguenze dei fenomeni sismici. Si dovrebbero potenziare le microzonazioni, ovvero gli studi che individuano le zone più o meno stabili, sottolineano dall’Ordine dei Geologi, dovrebbero essere avviate con urgenza riclassificazioni dei terreni e delle aree; i risultati di queste azioni verrebbero poi recepiti negli strumenti urbanistici generali ed esecutivi. Il ritardo sull’avvio di questi interventi non è più tollerabile, considerata la specificità del territorio italiano. Manca in Puglia, come altrove, l’informazione rivolta ai cittadini – sapere cosa fare durante un terremoto è importante – e non si provvede ancora all’adeguamento delle infrastrutture e degli edifici, in primis scuole e uffici pubblici.

“In questo Paese invece si chiudono i Dipartimenti di Scienze della terra e si costringono i centri di ricerca a lavorare al limite della sopravvivenza – fa rilevare Salvatore Valletta. I cataloghi ufficiali nazionali riportano decine di eventi gravi e alcuni addirittura catastrofici, nella nostra regione”. I più terribili sono lontani nel tempo: 1627 e 1743. Il primo terremoto devastò il nord della Puglia, il secondo, con epicentro nello Jonio, si verificò nel Salento e causò vittime e pesanti danni. Nulla di simile fortunatamente negli ultimi 100 anni, i sismi più violenti in questo arco di tempo sono stati quello dell’80, con epicentro in Irpinia e quello di San Giuliano di Puglia, nel 2002, con epicentro nel Molise.

“Dopo il terremoto aquilano del 2009, l’articolo 11 del decreto legge n.39 del 28 aprile dello stesso anno ha previsto che fossero finanziati interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale e ha stanziato 965 milioni di euro in 7 anni (145,1 milioni per l’anno 2015 e 44 per il 2016). Si tratta del 3- 4% di quello che servirebbe per mettere in sicurezza antisismica il patrimonio edilizio nazionale, ma i finanziamenti sono destinati ad aree o edifici posti in zone caratterizzate da un’accelerazione sismica massima durante i sismi, statisticamente stimata ovvero sostanzialmente zone 1, 2 e parte della 3, in tal modo escludendo dai benefici tutto il centro-sud della Puglia, classificato come zona con rischio inferiore a tale valore – conclude Valletta”.

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