19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Settembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca

La dolce vita tarantina del jihadista Chafroud

Donne, amici e feste nelle foto sul profilo facebook del tunisino accusato di essere l'altra mente del massacro di Nizza


Abbracciato con una bella bionda. Sorridente in jeans e camicia. Sullo sfondo, il Monumento al marinaio, sul lungomare, o la cassarmonica di piazza Garibaldi.

Altre foto, sempre postate sul suo profilo facebook, sono scattate in locali e bar tra i più gettonati del borgo di Taranto. E’ un’indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, quella sul 37enne tunisino Chokri Chafroud.

“L’altra mente del massacro” di Nizza, insieme a Mohamed Bouhlel, l’uomo che alla guida di un tir ha ucciso 84 persone nell’ennesimo attentato islamista che ha sconvolto la Francia: lo scrive, nell’edizione di oggi, Il Messagero. C’è molta Taranto, nel profilo social di Chafroud. E molta bella vita. Foto di feste e belle compagnie, cene al ristorante, aperitivi nei ritrovi dei vip e delle buona borghesia tarantina. Spiagge e donne. Quasi una Grande Bellezza tra i Due Mari, per quello che il quotidiano romano definisce “ex general manager di un’elegante masseria tarantina”, quando in realtà era poco più che un inserviente.

Eppure, quest’uomo che pare perfettamente integrato, che si divide tra Taranto, Crispiano e Gravina, dove aveva trovato casa, studente all’Università, un buon lavoro, degli amici, avrebbe fatto parte di una banda che ha studiato, ideato e realizzato una spaventosa mattanza di ‘infedeli’ (ma anche musulmani) in cui hanno perso la vita, o sono rimasti feriti o mutilati, anche bambini, donne, anziani. “La banda dei jihadisti tra Bari e Nizza” titola Il Messaggero; parlando di Chokri Chafroud, che è agli arresti, si può leggere come “gli investigatori francesi hanno trovato a suo carico un dettaglio che non ammette repliche: nel cassone del tir che ha ucciso 84 persone ci sono tracce del suo dna. Insomma, non solo ha consigliato l’amico su tutti i dettagli dell’azione e l’ha sentito per telefono più volte il giorno del massacro, ma era al suo fianco mentre si preparava. Le indagini dovranno ora riuscire a spiegare se sia stata sua l’idea di mettere le riproduzioni di alcune armi, tra le quali un kalasnikov, nel cassone e a quale scopo.

Nei giorni scorsi, il procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi è riuscito a rintracciare i ‘parenti’ di Chokri (ma il concetto di parentela potrebbe essere lato) a Bolzano e li ha fatti sentire come persone informate sui fatti. L’ultima volta che è stato a Gravina, era con loro e sempre con loro è partito lasciando l’appartamento vuoto. Pochi giorni dopo, stando alle verifiche francesi, l’uomo era già a Nizza al fianco di Bouhlel. Alcune tracce interessanti potrebbero arrivare ancora una volta dal suo profilo social”. Proprio quel profilo Fb potrebbe portare gli investigatori, nella loro spola tra la Francia e l’Italia, a Taranto, in quei luoghi ed in quegli ambienti che il 37enne tunisino pare conoscere davvero molto bene.

TELEPERFORMANCE: NON HA LAVORATO CON NOI
«Non ha mai lavorato nella sede Teleperformance di Taranto». Così Paolo Sarzana, vicepresidente di Teleperformance Italia, con delega alla Comunicazione ed Affari Istituzionali, contattato da Taranto Buonasera per chiedere conferma dell’impiego, negli anni scorsi, all’interno del call center tarantino, di Chokri Chafroud. Fotografo a Tp è una delle qualifiche professionali che si leggono nel profilo del presunto jihadista. «Per quanto ci riguarda non c’è nulla di vero» spiega Sarzana. «Da noi a Taranto non ha mai lavorato anche perché non abbiamo fotografi alle nostre dipendenze. Certo, bisogna capire se ci sia stato o meno un suo passaggio in una delle nostre 13 sedi francesi».

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