14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Cronaca

«Infangata la giustizia per scopi elettorali»

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati attacca il M5S: preferisce il sensazionalismo all’impegno per risolvere i problemi


«Ma quale difesa di casta, noi come avvocati abbiamo soltanto voluto dire che il Tribunale non è un luogo dove si ammazza la Giustizia». Vincenzo Di Maggio, presidente dell’Ordine degli Avvocati, torna sulla polemica che ha infiammato gli operatori della giustizia negli ultimi giorni: l’interpellanza di un nutrito gruppo di senatori Cinquestelle su presunte nebulosità nella gestione delle procedure fallimentari ed esecutive al Tribunale di Taranto.

Avvocato, la levata di scudi che c’è stata contro questa iniziativa parlamentare è sembrata una difesa corporativa. Non è così?
Ribadisco: non è così. Come Consiglio dell’Ordine abbiamo voluto sottolineare che in ballo non c’è soltanto l’onorabilità degli avvocati e di tutti gli addetti ai lavori ma la delegittimazione del comparto Giustizia sul nostro territorio, che invece è presidio degli assetti della nostra Repubblica e prim’anche della stabilità sociale.

Come giudica, allora, l’iniziativa di quel gruppo di senatori?
L’interpellanza parlamentare, per come formulata e veicolata denota, a nostro sommesso parere, a prima lettura, insufficiente conoscenza delle regole processuali; per non dire dell’ aver legato notizie scollegate l’una dall’altra, messe insieme con spirito sensazionalistico e di mera propaganda politico-elettorale: una intollerabile miscellanea per chi deve o meglio dovrebbe avere a cuore le sorti delle genti.

Resta pur sempre un atto che è nelle prerogative dei parlamentari…
Rispetto per le prerogative costituzionalmente garantite per le attività parlamentari, ci mancherebbe altro, ma una cosa è sollevare un caso e promuovere un’inchiesta ed un’altra è poi darne (o farne dare) quel risalto prima ancora che i fatti vengano accertati o chiariti.

Forse accanto alla difesa di quanti lavorano in questo tipo di procedure bisognava auspicare chiarezza rispetto ai fatti denunciati?
Ma qui siamo di fronte a clienti armati dalla medesima penna che, scontenti dei provvedimenti dei giudici inventano un nuovo insolito grado di impugnazione: la denunzia di tutti coloro, magistrati compresi, che a loro dire si sono resi protagonisti delle loro disgrazie. Rigettata ogni istanza che i rimedi processuali prevedono, quindi, si passa alla denuncia di chi, nel rispetto delle regole, ha applicato le regole stesse. Queste nuove irrituali iniziative processuali non hanno potuto che trovare nell’archiviazione il loro fatale epilogo ed allora… inventiamone un’altra: l’interrogazione parlamentare.

E che dice del video nel quale si farebbe riferimento ad una somma («Un fiore») per “sistemare” un fallimento?
È inquietante, perché si dà credito ad una prospettazione senza conoscere la realtà dei fatti. Mi auguro che il collega menzionato in quel video sporga denuncia. Per quel che ne so, il caso al quale si fa riferimento nel video è difficilmente risolvibile con… omaggi floreali.

Nelle scorse settimane ci sono stati arresti per vicende legate proprio alle aste…
Episodi di criminalità organizzata non possono essere accostati ad altre situazioni. Se ci sono altri collusi toccherà alla giustizia stabilirlo. Non si può generalizzare e gettare fango su un intero sistema. Ci sono cinquemila persone che lavorano in questo comparto che non possono essere infangate in questo modo. Il sistematico ricorso alla denuncia di chi ha rigettato le tue istanze è un meccanismo perverso che rigetto come uomo e come avvocato.

In quella stessa interpellanza del M5S si annuncia però un’ispezione in Tribunale per il prossimo gennaio.
Quella ispezione è programmata da un anno ed è già in corso. Si tratta di ispezioni concordate che si fanno periodicamente in tutti i tribunali. Vede, anche questa è propaganda. Chiederò che intervengano il ministro e il Csm: esigiamo rispetto per le istituzioni.

Dobbiamo quindi concludere che va tutto bene?
No, affatto. Abbiamo avuto la soppressione delle sedi distaccate di Martina, Ginosa, Manduria, Grottaglie e questo ci costringe a lavorare in quattro sulla stessa sedia. Sa cosa lascia sbigottiti? Tra i firmatari di quella interpellanza c’è chi ha disertato i nostri inviti a prendere parte proprio ad inizative a tutela del nostro territorio. Evidentemente si preferisce il sensazionalismo all’impegno per risolvere i problemi.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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