22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

Cronaca

«Così il Comune vuole toglierci 1.000 euro»

Riduzione del “fondo”, i dipendenti comunali promettono battaglia


«Il Comune deve togliere la mani dalle tasche dei dipendenti». Il salone di rappresentanza della Provincia è gremito. I dipendenti comunali si sono dati appuntamento qui, stamattina, per decidere quali iniziative intraprendere in risposta alla decisione della Giunta che, con la delibera n. 177 approvata lo scorso 19 ottobre, ha ridotto la cosiddetta “produttività” dei lavoratori. «La riduzione del fondo del salario accessorio di oltre 2 milioni di euro è ormai una certezza, visto che la Giunta lo ha messo nero su bianco con una propria delibera – spiega Anna Maria Marra, della Fp Cgil. Hanno avuto l’improvvida determinazione di bloccare la produttività fino a quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze non metterà la parola fine alle indagini sui conti del Comune». Gli ispettori dei Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica, infatti, tra il 15 settembre ed il 14 ottobre 2015, hanno effettuato una verifica ad ampio raggio sui conti del Comune degli ultimi cinque anni (dal 2010 al 2015). I risultati di quella ispezione sono contenuti in una corposa relazione resa accessibile lo scorso maggio. Centocinquantuno pagine divise in cinque capitoli, in cui i tecnici del Mef passano in rassegna la gestione del bilancio, l’indebitamento, le società partecipate, la spesa del personale e le forniture di beni e servizi. L’amministrazione comunale, nei mesi scorsi, ha inviato le controdeduzioni a quei rilievi. In attesa di una risposta, però, in via “prudenziale”, ha sospeso il “fondo” dei dipendenti comunali. «Alla luce dei tempi biblici con i quali risponde il Ministero – attacca Marra – il rischio è quello di perdere la produttività per i prossimi tre anni. Per alcuni saranno 890 euro, per altri 1.100. Insomma, possiamo dire che stiamo parlando di un taglio che, in media, è di 1.000 euro netti. La produttività, che i dipendenti percepiscono a marzo, è come un tesoretto che viene utilizzato per pagare l’università dei figli, piuttosto che la rata più alta del mutuo. Ora, quando siamo a novembre, è troppo tardi per spostare gli impegni finanziari assunti dai dipendenti». Per i sindacati si tratta di una corsa contro il tempo. «Nei giorni scorsi abbiamo incontrato i componenti della commissione Affari Generali. Alcuni consiglieri comunali, appartenenti ai differenti schieramenti politici, ci hanno assicurato che avrebbero interessato i referenti nazionali dei rispettivi partiti per accelerare la risposta del Ministero alle controdeduzioni  del Comune. Ma il tempo stringe – spiega la rappresentante della Fp Cgil – il contratto va firmato entro il 31 dicembre altrimenti per i dipendenti, a marzo, non ci saranno soldi». I comunali, quindi, chiedono di «rimodulare il fondo com’era inizialmente. Il Comune deve pagare la produttività perché è una prestazione da noi resa e va quindi onorata. In caso contrario stiamo valutando l’azione legale con una class action. In questo momento è necessario coraggio politico e certezza dele azioni messe in campo nei confronti del Mef».

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