28 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 19:53:45

Cronaca

Minori stranieri, scontro sulle rette

Le coop sociali insorgono. La prefettura richiama il Comune


C’è una battaglia strisciante che si sta combattendo sui tavoli istituzionali in questi mesi.

È la battaglia per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, vale a dire tutti quei ragazzi di minore età che sbarcano a Taranto, o che qui vengono catapultati, e che sono, fondamentalmente, senza famiglia. C’è una battaglia fatta di cifre, di rette, di interpretazioni di norme. Da una parte ci sono le cooperative sociali, quelle che gestiscono le residenze dove i minori vengono ospitati; dall’altra c’è il Comune, alle prese con le sue ristrettezze finanziarie. A fare da arbitro c’è la prefettura, al cui tavolo è giunta questa insolita vertenza, e che ha già espresso il suo autorevole punto di vista. Tutt’altro che favorevole al Comune.

Un po’ di numeri per capire: nel 2014 le cooperative sociali hanno ospitato 199 minori stranieri non accompagnati, dei quali 51 nelle strutture territoriali; minori saliti a 315 nel 2015, dei quali 35 presso le strutture territoriali. Perché questo divario tra minori accolti complessivamente e minori che restano nelle strutture residenziali di Taranto? Per capire cosa sta accadendo, è necessario parlare di denaro. Il Comune corrisponde la somma giornaliera di 45 euro per ogni minore straniero non accompagnato. Si tratta – è bene evidenziarlo – di fondi ministeriali, in particolare del Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Quelle somme, quindi, non sono a carico del Comune, il quale si limita solo ad anticiparle in attesa dell’erogazione da parte del ministero.

E qui si apre il contenzioso. Quei 45 euro, infatti, sono la somma fissata dal governo per il servizio di prima accoglienza, che al massimo può durare 60 giorni, dopo il quale i ragazzi stranieri non accompagnati di minore età vengono avviati alle comunità educative. Che però affermano di sopportare costi ben superiori a quei 45 euro al giorno pro capite. Ecco allora che molte comunità non accettano di ospitare i minori, perché non riescono a reggerne i costi, e il Comune – a cui è attribuita la responsabilità della tutela dei minori stranieri non accompagnati – li distribuisce a quelle cooperative che decidono di accontentarsi dei 45 euro elargiti dal Comune. Un rischio enorme, perché queste situazioni aprono il fronte al concreto rischio di contenziosi potenzialmente pericolosi per le casse comunali.

«Chi fa le spese di questo caos sono le cooperative sociali e il terzo settore», dice la Confcooperative, che sottolinea come quella retta di 45 euro sia insufficiente a garantire adeguata ospitalità e sia stata «erroneamente applicata dal Comune di Taranto», che invece fa riferimento alla somma fissata dal governo per il servizio di prima accoglienza, che è cosa ben diversa. Ma quale dovrebbe essere la retta da applicare per i minori stranieri non accompagnati? La stessa che il Comune applica per i minori italiani, vale a dire 62 euro pro capite. Una cifra che comunque è tra le più basse d’Itlia e che è ferma al 2008. Nel resto d’Italia la media si aggira intorno ai 118 euro a persona.

«Il problema – afferma il presidente di Confcooperative, Carlo Martello – è stato ripetutamente portato dalla nostra organizzazione nella Commisisone Servizi del Comune e abbiamo avuto ragione nel lamentare per tempo l’incongruità della retta, anche se ad oggi il consiglio comunale non ha inteso farsi carico del problema». A settembre è però intervenuta la prefettura a richiamare il Comune alla corretta applicazione delle rette. La prefettura riconosce che «la sostenibilità dei costi per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati rappresenta un problema del quale non si intende in alcun modo negare la gravità».

Ad ogni modo si sottolinea come questo problema «non può essere affrontato violando principi fondamentali di natura costituzionale e disposizioni della normativa comunitaria e internazionale oltre che della legge vigente in materia». In altre parole, non si possono operare «disparità di trattamento tra minori stranieri e minori italiani». Non solo. «Tutte le misure di tutela – è scritto nella nota del 7 settembre indirizzata dalla prefettura al sindaco di Taranto – vengono garantite dalle strutture residenziali per minori mediante la corresponsione di rette a carico dell’ente locale (quindi del Comune, ndr), che fruisce di un contributo statale di 45 euro pro die pro capite, contributo che non è equiparato all’ammontare complessivo della spesa sostenuta per l’accoglienza esclusiva dei minori stranieri nelle comunità educative».

La prefettura è ancora più chiara nel ribadire che il Comune è in errore fissando in 45 euro la retta da riconoscere alle cooperative sociali, spiegando anche quali sono le conseseguenze che ne stanno derivando: «Tale erronea interpretazione ha fatto registrare una ulteriore contrazione della disponibilità dei posti nelle strutture educative presenti nella provincia, dal momento che non sono state utilizzate le strutture che prevedono costi superiori all’ammontare del contributo, mentre è noto a questi uffici che altri comuni della regione interessati dagli sbarchi, utilizzano le suddette comunità educative con sede nella provincia di Taranto per i minori stranieri non accompagnati rintracciati nei loro territori». E se non bastasse «si ribadisce che la responsabilità della presa in carico di questa particolare categoria di migranti è in capo all’ente locale», quindi al Comune.

«Ciò comporta anche e soprattutto la necessità della presenza di qualificato personale durante le operazioni di sbarco, per la conseguente presa in carico immediata dei minori». A marzo il Comune aveva avviato una sorta di censimento: un invito alle cooperative sociali a dichiarare la propria disponibilità ad accettare la retta di 45 euro al giorno per ogni minore straniero non accompagnato, avertendo che, caso contrario, l’amministrazione comunale avrebbe provveduto a trasferire i minori in altre strutture». Le comunità che non hanno potuto accettare hanno risposto che la retta giornaliera di 45 euro non consentirebbe di assicurare ai minori gli standard determinati dalle normative, dai regolamenti e dalle stesse convenzioni stipulate tra coooperative e Comune. Illuminanti le parole del presidente di una delle cooperative, che pur comprendendo le difficoltà finanziarie, spiega che non possono essere nè gli ospiti delle comunità nè i soci lavoratori delle cooperative a pagare le conseguenze della migrazione dei minori.

Per il Comune, insomma, una patata bollente che l’ennesima crisi di giunta non servirà a raffreddare. Anzi.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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