20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca

Ilva, l’accordo apre agli indiani

Siderurgico, i nuovi scenari


Una pace giudiziaria che rassicura gli investitori e “vale” anche più del miliardo e rotti che pioveranno sull’Ilva.

Come riporta il quotidiano genovese Il Secolo XIX, il gruppo indiano Jindal, tra i maggiori al mondo e rivale di ArcelorMittal, ha rotto gli indugi ed affiancherà – da socio ‘pesante’, in termini economici e di know how – Arvedi, Del Vecchio e Cassa Depositi e Prestiti nella cordata AcciaiItalia. A garantire l’investimento agli indiani (anche) il clima nuovo che si è creato tra gli ex proprietari dell’Ilva, i Riva che si sono sempre detti espropriati con tanto di ricorsi giudiziari, e lo Stato che oggi gestisce l’azienda tramite i commissari.

Fonti vicine al gruppo Riva hanno confermato all’agenzia Ansa l’esistenza di un accordo «che sana i contrasti con le autorità e permette di costruire il futuro», e che coinvolgerebbe il gruppo Riva, le società di Ilva, e il Governo, mentre il Siderurgico conta di chiudere il 2016 con un Ebitda in «miglioramento» rispetto al 2015, archiviato con un rosso di 546 milioni. Nel 2016 la produzione si attesterà a 5,9 milioni di tonnellate d’acciaio, in crescita rispetto ai 4,7 milioni di tonnellate del 2015. La «negoziazione» tra la gestione commissariale dell’Ilva e la famiglia Riva annunciata lunedì sera dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo il quale gli ex proprietari metteranno a disposizione oltre un miliardo di euro per l’ambientalizzazione della fabbrica, è legata anche alla trattativa con le procure di Taranto e Milano per il possibile patteggiamento delle società Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici.

I Riva sarebbero pronti a rinunciare ai contenziosi per far rientrare in Italia gli 1,2 miliardi di euro sequestrati dai magistrati di Milano in una delle inchieste sulla gestione dello stabilimento. Soldi però ancora bloccati in Svizzera. Nell’udienza del 6 dicembre prossimo del processo ‘Ambiente svenduto’, in corso di svolgimento a Taranto, l’Ilva in amministrazione straordinaria dovrebbe riformulare la richiesta di patteggiamento, ma la confisca degli 1,2 miliardi che dovranno rientrare dalla Svizzera è legata al possibile patteggiamento sulla responsabilità penale dell’impresa Riva Fire. Freddo, a dir poco, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. «Devo proprio commentarlo? Si tratta di un patteggiamento sulla responsabilità penale dell’impresa Riva Fire.

Quindi una cosa che dovrebbe riguardare la procura della Repubblica e Riva. Siccome escludo che la procura della Repubblica possa aver dato informazioni riservate al presidente del Consiglio, mi chiedo da chi abbia saputo di un accordo che peraltro non mi risulta essere stato ancora stipulato». «Voglio precisare – ha aggiunto Emiliano – ovviamente che quelle risorse non sono disponibili né per la sanità né per altri usi. Sono semplicemente un inevitabile risarcimento da parte della holding dei Riva per il processo in corso». «La conclusione della negoziazione tra la famiglia Riva e Ilva, con una compensazione di 1 miliardo e trecento milioni destinati al “risanamento di Taranto ed Ilva”, secondo quando annunciato dal capo del Governo, è – finalmente – una buona notizia» dice Legambiente: «A maggior ragione riteniamo che ogni ulteriore ritardo nella effettuazione degli interventi volti a ridurre il carico inquinante dell’Ilva di Taranto vada bandito».

Plaudono all’annuncio di Renzi il segretario regionale ed il capogruppo in consiglio regionale del Partito Democratico, Marco Lacarra e Michele Mazzarano, mentre è critica la voce dell’europarlamentare tarantina del M5s, Rosa D’Amato: «In puro stile propagandistico e vuoto, cioè renziano, il premier confonde Ilva con Taranto e per giunta spara cifre senza sapere di cosa stia parlando. O, peggio, fingendo di non saperlo».

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