Cronaca

Processo Ambiente Svenduto, Ilva-Procura: c’è l’accordo

Ok al patteggiamento. Si torna in aula a gennaio


Accordo doveva essere. E l’accordo, alla fine, c’è. Il maxi-processo Ambiente Svenduto, sul disastro ambientale di Taranto, ha vissuto questa mattina un momento decisivo.

Un “tornante della storia”, si dice in questi casi; e questo lo è, di sicuro. Come è sicuro che ora si aprirà una stagione fatta di polemiche, dopo che il procuratore capo Carlo Maria Capristo ha annunciato l’istanza di patteggiamento, con il consenso dei pubblici ministeri, per una delle tre società imputate, e cioè Riva Forni Elettrici. Ancora, il 17 gennaio, quando il processo riprenderà, verrà ratificata l’istanza di patteggiamento già presentata dai commissari per conto dell’Ilva oggi sotto l’ombrello dello Stato; mentre per quanto riguarda la terza società, Riva Fire, la holding del Gruppo Riva, questa ha cambiato denominazione in Partecipazioni Industriali perché è stata ammessa all’amministrazione straordinaria. I commissari sono gli stessi dell’Ilva: Piero Gnudi, Alfredo Laghi e Corrado Carrubba.

Un passaggio emerso nel corso dell’udienza del processo in corso a Taranto, nel quale anche questa società intende patteggiare. L’accordo dovrebbe prevedere la confisca di 1,2 miliardi bloccati in Svizzera da destinare all’ambientalizzazione dello stabilimento. Come detto, anche Ilva e Riva Forni Elettrici, a loro volta, hanno chiesto il patteggiamento. L’intesa per Ilva prevede 3 milioni di sanzione, 8 mesi di commissariamento giudiziale e 241 milioni di confisca. Due milioni di sanzione per Riva Forni Elettrici. Al termine dell’udienza di stamattina da registrare la protesta di alcune parti civili che, con il patteggiamento, ritengono di essere escluse dai risarcimenti dei danni. Il processo andrà avanti quindi per le persone fisiche imputate a vario titolo per il disastro ambientale mentre per le tre società, se l’accordo verrà ‘approvato’ da un’altra sezione del Tribunale, Ambiente Svenduto di fatto finisce qui.

E va da sè, allora, l’importanza di quanto accaduto oggi. Il pool di magistrati aveva già nella scorsa udienza modificato il capo d’imputazione contestato alle tre società Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, che rispondono ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. I pm avevano meglio descritto le condotte sostenendo che Riva Fire esercitava attività di controllo sull’Ilva attraverso il contratto di servizio tra Riva Fire e la stessa Ilva e il contratto con la tesoreria centralizzata. Circostanza che, secondo i pm, aveva determinato “un’attività di gestione di Riva Fire nei confronti di Ilva”.

I pm hanno anche chiesto di rigettare le eccezioni della difesa dei 47 imputati (44 persone fisiche e tre società), tra cui c’è quella di trasferire il processo a Potenza perché tra le parti civili ammesse c’è un ex componente laico della commissione agraria del tribunale, da equiparare a giudice onorario. Nei giorni scorsi, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, in qualità di rappresentante della parte offesa nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Taranto, aveva chiesto alle Procure di Taranto e di Milano se esistessero agli atti dei rispettivi uffici richieste di patteggiamento avanzate dalle società del gruppo Riva ai fini della definizione della responsabilità penale dell’impresa.

La Regione Puglia – è quanto si leggeva un comunicato – ha infatti interesse a verificare il ‘quantum’ delle somme oggetto dell’eventuale patteggiamento e se tali somme siano poi effettivamente utilizzabili per la risoluzione dell’emergenza sanitaria e ambientale in cui versa la città di Taranto. A tal proposito, Emiliano aveva precisato ai Procuratori Capristo e Greco che «il processo di risanamento ambientale non può che essere attuato attraverso la decarbonizzazione dell’Ilva, unico sistema produttivo che garantisce che i reati commessi per i quali si discute il risarcimento, non vengano reiterati o portati ad ulteriori conseguenze».

Non collegata al processo in corso a Taranto, ma legata eccome al “nuovo corso” che sta caratterizzando questa stagione dell’Ilva che si appresta a passare di mano (a Jindal/Arvedi o ArcelorMittal/Marcegaglia: due cordate entrambe ormai a guida indiana) la notizia anticipata dal premier ora dimissionario Renzi e poi comunicata dai commissari straordinari di Ilva in amministrazione Straordinaria, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, che sono stati individuati i termini e le condizioni di un accordo tra il Gruppo Ilva, gli esponenti della famiglia Riva e le società ad essi riconducibili. L’accordo – come spiegato dalla stessa triade commissariale – potrà essere stipulato entro il prossimo mese di febbraio, previo ottenimento di tutte le prescritte autorizzazioni da parte degli organi competenti, che verranno richieste nei tempi tecnici necessari. Contestualmente alla stipulazione dell’accordo, saranno tra l’altro rese disponibili ad Ilva, con il consenso degli esponenti della famiglia Riva, e nelle forme e modalità stabilite dalla legislazione speciale in vigore, somme e titoli, per un controvalore di circa 1,1 miliardi di euro, attualmente oggetto di sequestro penale, affinché gli stessi siano destinati all’attuazione del Piano Ambientale, alla realizzazione di interventi di bonifica e alle altre finalità previste dalla legge.

Si prevede, altresì, che gli esponenti della famiglia Riva mettano a disposizione un ulteriore importo, per l’ammontare complessivo di 230 milioni di euro, prevalentemente destinato a supportare la gestione corrente di Ilva e le iniziative assunte ai fini della prosecuzione dell’attività d’impresa. A fronte degli impegni sopra riferiti, si prevede che il Gruppo Ilva rinunci a qualunque pretesa nei confronti degli esponenti della famiglia Riva e delle società loro riconducibili, ponendo fine al vasto contenzioso in essere nell’ambito di una transazione di carattere generale che comprende reciproche rinunce, si legge ancora nella nota. «L’intesa preliminare raggiunta dai commissari dell’Ilva con la famiglia Riva rappresenta uno snodo fondamentale per il futuro dello stabilimento e di tutta Taranto: definisce infatti una dotazione certa e rilevante di risorse che andranno alla bonifica e all’ambientalizzazione» il commento del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

«Allo stesso tempo crea condizioni migliori per il perseguimento degli obiettivi ambientali, – sostiene Galletti – prioritari nell’ambito della procedura di cessione. Una notizia importante, che da’ ulteriore spinta all’impegno complessivo messo in campo dal governo e dal Parlamento, penso anche alle bonifiche dell’area vasta, per far ripartire Taranto dall’ambiente e dalle sue migliori energie produttive».

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