28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

I mille volti di Zio Michele, «Non è un assassino»

Le motivazioni della sentenza Scazzi: il ruolo di Michele Misseri


Un omicidio d’impeto, maturato per gelosia.

Sullo sfondo, rancori familiari che si trascinano da tempo in una piccola cittadina del profondo Sud. E’ questa, per i giudici della corte d’Appello, la chiave di lettura del delitto di Avetrana, l’omicidio di Sarah Scazzi. Ieri, come riportato da Taranto Buonasera, sono state depositate – tredici mesi dopo la sentenza – le motivazioni della condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia della piccola vittima.

Tra i moventi indicati dall’accusa c’è la gelosia che Sabrina nutriva verso Sarah in quanto entrambe si erano invaghite dell’amico comune Ivano Russo. I giudici attribuiscono invece a Cosima Serrano (che fu arrestata il 26 maggio del 2011) un ‘autonomo risentimento’ nei confronti della nipote. Stando alla ricostruzione dei giudici, Sarah Scazzi il pomeriggio del 26 agosto 2010 si recò nella villetta dei Misseri, in via Deledda, ebbe una prima lite con Sabrina e Cosima, poi cercò di fuggire ma fu raggiunta in strada e riportata in casa, dove fu strangolata e uccisa dalle due donne.

Oltre a Sabrina e Cosima, la Corte d’assise d’appello ha condannato per la soppressione del cadavere a 8 anni di reclusione Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, e a 5 anni e 11 mesi suo fratello Carmine. Nel processo d’appello i giudici hanno assolto, perchè il fatto non sussiste, Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano (un anno di reclusione per favoreggiamento personale in primo grado), confermando la condanna ad un anno e quattro mesi per Giuseppe Nigro, imputato per lo stesso reato, e rideterminando in un anno e quattro mesi, la pena per Vito Russo, ex legale di Sabrina Misseri (due anni in primo grado per favoreggiamento personale). A redigere materialmente le motivazioni, che ricalcano i punti fermi del verdetto di primo grado, è stato il giudice a latere Susanna De Felice.

Dopo un’analisi dello svolgimento del processo la Corte si sofferma sull’antefatto dell’omicidio, su quanto avvenne nelle settimane precedenti la scomparsa di Sarah, e successivamente si dedica alla ricostruzione dell’accaduto, riportando i passi salienti dei verbali di interrogatorio di testimoni e imputati. Nelle 1.277 pagine trovano spazio ovviamente anche le ipotesi di dinamica, i tentativi di depistaggio, e soprattutto le varie versioni fornite da Michele Misseri, zio di Sarah, padre di Sabrina e marito di Cosima. Un personaggio-chiave della vicenda Scazzi, zio Michele. E’ lui che dà la svolta alle indagini, con il ritrovamento del telefonino di Sarah e successivo pianto in diretta televisiva. E’ lui che poi fa trovare anche il corpo della vittima, nell’ormai tristemente noto pozzo di contrada Mosca. E’ lui che per primo viene accusato di omicidio, che confessa e dice di aver anche oltraggiato il cadavere della nipote in preda ad un raptus sessuale, ma che poi accusa le donne di casa Misseri.

E’ lui che oggi, nella solitudine della villetta degli orrori in via Deledda, grida la sua colpevolezza. Inascoltato.

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