29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 13:43:57

Cronaca

Mons. Santoro: «Il Signore renda tempi sereni e di speranza a questa città e a tutta la nostra terra. Davvero Buon Natale!»

Il messaggio augurale dell'Arcivescovo Metropolita di Taranto


Tradizionale appuntamento del giorno di Natale con il messaggio augurale a firma di mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto.

Ecco il testo integrale delle sue riflessioni:

«Berlino, col dolore della vittime particolarmente della nostra Fabrizia, Ankara, Aleppo, tutto cospira a distruggere il Natale; per non parlare di terremoto, di migranti, di rifugiati o anche dell’incertezza politica, o della grave sofferenza ambientale, economica e sociale in cui noi qui viviamo. Proprio in questo mondo fatto di antichi e nuovi conflitti ha voluto nascere il Signore. Gesù viene qui ed ora e ci dona il suo amore, la sua pace senza imporla con la forza, ma con la tenacia del dono di sé.

Tra tutte le immagini sarà capitato a molti in questi giorni di fermarsi qualche secondo a guardare, smarriti, le foto dei bimbi di Aleppo sanguinanti sotto le macerie con i tratti del viso completamente coperti dalla polvere. Mi sono chiesto quali fossero i pensieri di quei bambini. Sicuramente qualcuno di loro avrà pensato o si sarà convinto dicendosi: «la mia vita vale di meno della vita di un altro bimbo della mia età che non vive in un paese in guerra, la mia vita vale meno della vita di un bimbo occidentale che a Natale riceverà regali». Anche a qualche bimbo ammalato, passerà in mente di valere meno rispetto a bambini liberi di giocare e di divertirsi. In uno dei vari incontri preparatori al Natale un bambino mi ha confidato: «vescovo,  sai cosa chiedo a Gesù?» L’ho ascoltato ed emozionato ha proseguito «Che mio padre esca» ma non mi ha specificato da dove. La mamma lo aiuta e chiarisce la domanda. «Lo chiederò anch’io e la mattina di Natale – ho risposto – andrò in carcere e celebrerò anche per lui”.

I bambini migranti sui barconi in balìa del destino chissà cosa penseranno mentre rischiano di morire o vedono morire altra gente intorno a loro nella traversata, che la loro vita vale poco o niente. Ma quanto vale la vita di un bambino? Quanto vale la vita di un figlio? Quanto vale la vita di un uomo?  A Natale abbiamo scoperto che ogni bambino, ogni uomo ha il prezzo di Dio, dell’eterno, dell’infinito. Ogni uomo costa Gesù, il figlio di Dio che si fa carne. Non lo dobbiamo mai dimenticare e dobbiamo aiutare ogni persona a scoprirlo.

Vorrei che in questo Natale, ancora una volta non ci accontentassimo dei riverberi del giorno più bello dell’anno, ma puntassimo alla stalla giusta, alla mangiatoia nella quale al Redentore è piaciuto giacere. Non intratteniamoci nella stalla accanto, in quella adiacente della solidarietà di occasione o delle frasi circostanza, ma in quella sulla quale si è posata la stella che è sorta nelle tenebre per guidare i cuori e illuminare le coscienze. Ricevere Gesù vuol dire ricevere la vita vera, ravvivare i legami del Verbo di Dio, parlare il linguaggio dell’amore e frantumare la cultura della morte. Convertirsi, come dice papa Francesco, dal dio denaro al Natale cristiano della sobrietà, della verità e dell’amore.

Natale è l’amore smisurato di Dio che si commuove per la nostra fragilità, ci perdona, ci abbraccia e si fa abbracciare facendosi piccolo e bambino. Il Re delle genti viene a visitarci non per essere servito, ma per servire. Così è il nostro Salvatore. Un bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia. Natale è un fatto. Non il Messia potente guerriero, ma quel bambino piccolo e fragile nella nostra stessa carne perché il suo regno non avanza con la forza, ma con la debolezza. Non si impone, ma si propone discretamente a chi è assetato di amore e di vita.

Al presepe possono andarci tutti, ognuno è atteso alla grotta, nessuno sarà allontanato, nessuno sarà sgradito o escluso. Vengano i credenti, ma anche gli incerti e gli sconcertati dagli errori dei potenti e degli stessi credenti, vengano i poveri. Voglio farmi pellegrino alla grotta con tutti gli uomini di buona volontà che vogliono seguire la stella o fidarsi dell’annuncio dei pastori e voglio chiedere per la nostra terra unità e pace, come recitano le parole della nostra antica canzone: pace e amor, lieta pastoral, che la brezza reca dall’uno all’altro mar. Da santa Cecilia ascoltiamo e cantiamo la pastorale e ora ci riempie il cuore della sua pace e spingendoci, commossi, all’azione. Il Signore ci benedica e renda tempi sereni e di speranza a questa città e a tutta la nostra terra. Davvero Buon Natale!».

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