Cronaca

ILVA, SERVE EQUILIBRIO


Lo hanno detto tutti, il Presidente Vendola, sindacalisti, parlamentari, amministratori e consiglieri regionali come Palese, Sala, Lospinuso e Cervellera, docenti universitari e giornalisti: la paura di operai, tecnici e dirigenti dell’Ilva – ma anche di gran parte dei cittadini di Taranto – di possibili interventi della Magistratura che potrebbero bloccare specifici impianti dello stabilimento, sino a minarne la competitività e conseguentemente l’occupazione, merita attenzione e profondo rispetto da parte di tutti; e non è casuale pertanto che si stiano attivando Autorità nazionali, regionali e locali, ma anche il Quirinale e vari Ministri.

E’ bene ribadire ancora una volta – per chi lo avesse dimenticato – che il Siderurgico del Gruppo Riva non è solo il maggiore impianto a ciclo integrale dell’Europa comunitaria, ma è anche la più grande fabbrica manifatturiera d’Italia per numero di addetti diretti (11.600), cui devono unirsi i circa 3.000 nell’indotto di primo livello: unità lavorative alle quali poi bisogna aggiungere gli occupati in tutte le attività che a vario titolo gravitano intorno all’esercizio dello stabilimento. Inoltre il Gruppo Riva – cui esso appartiene tramite la subholding Ilva – nel 2011 ha fatturato 10 miliardi di euro – cfr.Il Sole 24 Ore del 13 luglio, pag. 27 – risultando così il 7o gruppo italiano dopo Eni, Exor, Enel, Telecom Italia, Finmeccanica e Tenaris Ternium. La fabbrica di Taranto, peraltro, non è strategica solo per altri siti produttivi del Gruppo come quelli di Genova, Novi Ligure e Marghera che lavorano a valle i suoi prodotti, ma anche per l’industria italiana dell’auto (Pomigliano, Atessa ed altri trasformatori) e degli elettrodomestici, ed esporta quote rilevanti di tubi e coils che costituiscono – è bene ricordare anche questo – la prima voce pari al 16% dell’export pugliese, con 1,3 miliardi di euro nel 2011 venduti oltre frontiera. Allora – a fronte delle funzioni strategiche assolte dal Siderurgico al servizio dell’economia cittadina, regionale, meridionale e nazionale, e dell’incidenza percentuale che esso ha sulla produzione e il fatturato dell’intero Gruppo – chi potrebbe assumersi la gravissima responsabilità di paralizzarlo con decisioni che non siano accuratamente ponderate sotto ogni profilo giuridico, tecnologico, economico-finanziario e gestionale ? Chi, al di là certo delle sue reali intenzioni, potrebbe con le proprie decisioni finire con l’azzoppare il 7o gruppo industriale italiano, che è anche un big player internazionale, e tutte le attività economiche da esso alimentate, compresi gli affidamenti bancari di cui esso gode ? Sarebbe opportuno, in proposito, se tutti si leggessero i bilanci del Gruppo per comprendere esattamente a cosa ci stiamo riferendo scrivendone. Alla luce pertanto di tali stringenti considerazioni – proprie di ogni persona equilibrata e razionale – hanno pienamente ragione il Sindaco di Taranto Stefàno e il Presidente Florido quando ricordano che alla Procura della Repubblica della città operano persone di grandissima esperienza professionale, assolutamente preparate, ricche di sensibilità sociale e perciò pienamente consapevoli della necessità di valutare con estremo equilibrio ogni decisione che riguardi il presente e il futuro del Siderurgico. Ed è bene ricordare infine – come giustamente sottolineano i Sindacati confederali e di categoria – gli investimenti totalmente autofinanziati che sono stati realizzati nella fabbrica dal maggio 1995 alla fine del 2011, pari a 4,2 miliardi di euro, per migliorarne la competitività e accrescerne l’ecosostenibilità: una massa di investimenti che – non lo si dimentichi – costituiscono il più grande impiego di capitali in un’industria del Sud, dopo l’insediamento della Fiat-Sata a Melfi all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso. Il conferimento della Presidenza dell’Ilva al dott. Bruno Ferrante, con una ricca e prestigiosa carriera di dirigente pubblico ed una lunga ed apprezzata esperienza al vertice di Ministeri e Istituzioni Prefettizie, conferma ancora una volta la volontà della proprietà di dialogare con il territorio e tutti i soggetti di “buona volontà’ che abbiano veramente a cuore le sorti di Taranto, della Puglia e del Paese.

Prof. Federico Pirro – Università di Bari

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