27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13

Cronaca

Il capo e uno dei figli presi già a ottobre

Alcuni dei protagonisti del blitz Mercatino di ieri erano già finiti al centro dell'operazione Compare Mio


Cosimo Damiano Surgo e suo figlio Pasquale erano stati arrestati a ottobre scorso per aver messo sotto usura imprenditori. Il blitz “Compare mio” era stato condotto dai carabinieri.

Le indagini erano iniziate a gennaio del 2013, quando gli investigatori avevano saputo che Cosimo Damiano Surgo già coinvolto nell’operazione “Re Mida” del 2008, conclusasi con il sequestro a suo carico di ville, appartamenti, locali commerciali, terreni ed autovetture per un valore di 7 milioni di euro, avvalendosi delle collaborazione del figlio Pasquale, stava gestendo un giro di usura i cui ricavi venivano “ripuliti” attraverso un sistema collaudato di prestanome, alcuni dei quali risultano indagati per riciclaggio e per favoreggiamento, così come alcune vittime.

Gli investigatori hanno avviato una complessa attività investigativa, attraverso indagini bancarie e testimonianze di numerose persone informate sui fatti, supportata da intercettazioni telefoniche.Le indagini hanno ricostruito l’attività illegale posta in essere da padre e figlio, anche attraverso appostamenti e pedinamenti. Nel corso delle indagini è emerso che nel mirino dei Surgo c’erano imprenditori residenti in provincia di Taranto ma anche a Lecce, Porto Cesareo, Leverano, Copertino e Novoli. I carabinieri hanno individuato otto vittime. Solo in cinque hanno attivamente collaborato con gli investigatori.

All’operazione è stato dato il nome “Compare mio” dagli appellativi “compà” o “cumparuzzo”, con i quali Pasquale Surgo e uno degli indagati, chiamato a “ripulire” il denaro provento dell’usura, usavano chiamarsi reciprocamente. E’ venuta a galla anche la capacità dei Surgo a eludere i controlli dei carabinieri. In più occasioni, Cosimo Damiano e Pasquale Surgo avrebbero indotto le vittime a rendere agli inquirenti una versione precostituita dei fatti. Dai riscontri è emerso che i Surgo, quando non riuscivano a ottenere le restituzioni del denaro, con tasso d’interesse annuo che poteva arrivare anche al 200%, si impossessavano di immobili o di autovetture, avvalendosi anche dell’appoggio di pregiudicati del luogo.

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