12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 06:11:00

Cronaca

Legambiente, allarme trivelle

L’associazione dice no al progetto di ricerca idrocarburi nel Golfo di Taranto


Legambiente ribadisce il suo “No” al progetto presentato dalla “Schlumberger Italiana S.p.A.” e finalizzato alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Golfo di Taranto, cui il Ministero dell’Ambiente ha dato via libera concedendo a ottobre dello scorso anno la compatibilità ambientale.

A detta di Legambiente, le ricerche sarebbero effettuate con tecnologie molto impattanti. «Il progetto – spiega infatti l’associazione ambientalista – prevede la realizzazione di indagine geofisica 3D su una superficie di oltre quattromila km² nel mare Ionio, di fronte alle coste di Puglia, Basilicata e Calabria, effettuata con la tecnica della sismica a riflessione 3D e l’utilizzo dell’airgun. L’utilizzo dell’air-gun può provocare danni alla fauna marina causando alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza.

Si tratta di una tecnica di ricerca di idrocarburi in mare che prevede il rapido rilascio di aria compressa che, producendo una bolla che si propaga nell’acqua, genera onde a bassa frequenza. Il rumore prodotto da un airgun è pari a 100.000 volte quello di un motore di un jet: ha quindi un grande impatto sulla fauna marina e può portare gravi danni fisici, all’udito e all’orientamento, fino alla morte degli animali marini. Una tecnica criticata non solo dalle associazioni ambientaliste, ma anche dalla comunità scientifica, da molte comunità locali e dai tanti cittadini che che hanno sottoscritto la petizione #StopOilAirgun per chiedere al governo di vietarne l’uso». «L’eventuale successiva attività di estrazione petrolifera off-shore – sostiene anora Legambiente – aumenterebbe il rischio di inquinamento del nostro mare, già interessato in passato da episodi di sversamento di idrocarburi provenienti da navi mercantili e militari, già elevato considerata la presenza contemporanea del Pontile petroli dell’Eni, della base navale della Marina Militare e del Porto e destinato a crescere con la eventuale movimentazione del greggio proveniente da Tempa Rossa. In un sistema chiuso come il nostro un eventuale incidente sarebbe disastroso.

L’attività di prospezione e ricerca off–shore degli idrocarburi e, ancor di più, l’eventuale realizzazione di una piattaforma nel Golfo di Taranto rappresenterebbero un ulteriore carico che graverebbe su una città già ad elevato rischio ambientale. Si rischia di arrecare danni al posidonieto dell’isola di San Pietro peraltro inserito tra i siti di interesse comunitario (SIC), ai banchi coralligeni disposti lungo il tratto di litorale tra San Vito e Torre Saturo ed in località Chiatona che rivestono un alto valore naturalistico per la loro elevata biodiversità. E tutto questo, secondo i dati forniti dal Ministero per lo Sviluppo Economico, a fronte di riserve certe presenti sotto tutto il mare italiano che sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del nostro Paese solo per 7 settimane per il petrolio e 6 mesi per il gas».

A fronte dei rischi paventati da Legambiente, ci sarebbero canoni compensativi irrisori: «dai 3,59 euro a kmq per le attività di prospezione, ai 7,18 per i permessi di ricerca, fino ai 57,47 euro circa a kmq per le attività di coltivazione. Le royalties previste per trivellare in Italia, pari al 10% e al 7% per il petrolio in mare, sono irrisorie; inoltre, sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, le prime 50 mila tonnellate prodotte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di metri cubi standard in mare. Sono esentate dal pagamento di qualsiasi aliquota le produzioni in regime di permesso di ricerca. Alle casse dello Stato italiano vengono versati dalle multinazionali del petrolio circa 350 milioni di euro all’anno: un’inezia».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche