24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca

Bufale, se le conosci le eviti

Intervista al prof. Stefano Cristante, docente di sociologia dei processi comunicativi


La più clamorosa nelle ultime settimane è stata quella dell’ordinanza di chiusura delle scuole firmata dal sindaco Ippazio Stefàno.  

Un falso clamoroso, diventa­to virale sui social network, che però ha ingannato fami­glie e studenti.  Un falso abbastanza ben confezionato, tanto da in­durre lo stesso Comune a pubblicare in tempo reale un comunicato stampa di smentita.  In gergo si chiamano “bufa­le”: notize false e inganne­voli. Un fenomeno che con l’uso dei social network è diventato dilagante. A volte si tratta di semplice goliar­dia 3.0, altre volte siamo di fronte a vere e proprie cam­pagne di disinformazione.

Come riconoscere allora le bufale? Come ci si può di­fendere? Ne abbiamo parlato con il professor Stefano Cristante, docente di socilo­gia dei processi culturali e comunicativi dell’Università del Salento.

Le “bufale” in rete: è possibile spiegare perché questo fenomeno sia così diffuso?
Le bufale ci sono sempre state, anche in versioni mol­to raffinate come nel caso della celeberrima Donazione di Costantino (un caso di falso documento risolto da Lorenzo Valla nel XV secolo). Oggi le false notizie merita­no un’attenzione particolare perché prima l’elettricità e poi il digitale hanno creato un pubblico di massa, che non solo ascolta, guarda e legge 24 ore su 24, ma che scambia e condivide i mes­saggi mediatici.

Sorprende rilevare come anche persone con un grado di istruzione medio-alto finiscano per credere alle “bufale” e contribuiscano a renderle virali. Il filtro critico degli utenti della rete è davvero così debole?
C’è un piccolo addestramento che attende chi usa i social. Specie appena iscritti a Fb, gli users sono inesperti e molti siti specializzati in falsi si presemtano usando sigle ingannevoli (per esem­pio il Fatto Quotidaino). Mentre un sito come Lercio.it irride persone e fenomeni in modo talmente clamoroso da non confondersi con la realtà possibile, i fake co­struiti per diventare virali si basano sulla verosimiglian­za. Ci possono cadere tutti, all’inizio.  

A Taranto era stata diffu­sa via Fb e Whatsapp una falsa ordinanza di chiusura delle scuole causa mal­tempo: è stato difficile convincere le famiglie che si trattasse di una bufala. Si crede più alle bufale che alle notizie vere. Vale dav­vero che una bugia ripetuta più volte diventa verità?
In questi casi bisogna capire se l’intento era una burla o qualcosa di più delicato. In generale, quando nel web si verificano azioni illegali o dannose alla collettività penso sia il caso di trattarle seriamente. La libertà nella rete non deve essere scam­biata con azioni deliberate per danneggiare gli altri. La rete non è virtuale: è digi­tale, e le sue conseguenze sono reali.

C’è un problema di perdita di autorevolezza delle fon­ti di informazione ufficiali come i giornali?
Certamente. I giornali sono sempre meno letti e faticano ad aprirsi uno spazio nella vita quotidiana delle perso­ne. Tuttavia i giornali sono letti dalle classi dirigenti, e quindi hanno una loro resi­dua legittimazione, che però sempre più è costretta a fare i conti e a mescolarsi con la rete. Il presente dell’infor­mazione è ibrido, il futuro lo sarà ancora di più.  

Ci sono proposte per il controllo delle informa­zioni sui social: è la strada giusta da seguire? In ogni caso, come si rimedia a questa dilagante diffusio­ne di notizie false recepite come verità?
Il rapporto tra tecnologie e umanità cambia l’umanità stessa. “Capire i media”, come diceva McLuhan più di 50 anni fa, è sempre più necessario. Non deve essere creato un varco per il controllo costante e la repressione digitale, perché si ripercuoterebbe assai rapidamente sulla libertà di espressione e di ricezione delle informazioni. Bisogna diventare abili (quindi im­parare) a riconoscere i pro­dotti comunicativi e la loro logica, provvedendo a met­tere ai margini tentativi di disinformazione sistematica che sono in realtà facilmente smascherabili da chiunque possegga una minima gram­matica interpretativa.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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