Cronaca

Cassa integrazione all’Ilva, verso lo scontro

Sugli esuberi si annuncia un duro confronto con i sindacati


Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto “ritengono inaccettabile aprire un confronto sulla Cassa integrazione straordinaria”, e “hanno rispedito al mittente” la proposta dell’azienda Ilva per 4.984 dipendenti dello stabilimento ionico, in quanto “peggiorativo in termini di tenuta rispetto al passato. In particolare – scrivono in un comunicato congiunto – il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria rischia di aprire fronti incerti rispetto alle tutele occupazionali in una fase delicatissima con alle porte la cessione degli asset produttivi, oltre a produrre ripercussioni pesanti sul reddito dei lavoratori già fortemente penalizzati”.

I sindacati, si aggiunge, hanno “rispedito al mittente la proposta aziendale odierna di adozione della Cigs per Amministrazione straordinaria nella consapevolezza che il tavolo di discussione, a questo punto, deve essere trasferito presso il competente Ministero al fine di ricercare una concreta risoluzione che tuteli l’occupazione e il reddito dei lavoratori”. “Il numero si alza di quasi 2000 unita rispetto allo scorso anno a causa del nuovo strumento in uso, cioè la cigs (leggi: cassa integrazione straordinaria) – commenta Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto -. Noi di Usb respingiamo la richiesta e, così come già dichiarato alla commissione parlamentare durante l’ audizione su Ilva, chiediamo una deroga al jobs act sugli ammortizzatori sociali, riproponendo i contratti di solidarietà per 24 mesi con il vecchio sistema normativo e la retribuzione all’ 80%”.

Le organizzazioni sindacali hanno dichiarato di non essere disponibili a nessun ragionamento su cigs che può produrre indicazioni su eventuali futuri esuberi “fornendo di fatto così un assist ai futuri proprietari dello stabilimento per ventuali tagli macroscopici al personale – continua Rizzo -. La partita vera si giocherà al ministero nei prossimi giorni in cui daremo battaglia e ribadiremo con forza che non faremo mai passare la logica che i lavoratori debbano pagare sulla propria pelle gli errori fatti da altri”. I sindacati hanno anche chiesto, per i 2 mesi di gennaio e febbraio, l’ anticipo da parte di Ilva, dell’ integrazione del 10% in favore dei lavoratori collocati in solidarietà. L’Ilva ha confermato ai sindacati di categoria la necessità di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria (ex art.7 comma 10 tr, legge 236/93) per 4.984 dipendenti dello stabilimento di Taranto e 80 dello stabilimento di Marghera.

Nel documento consegnato alle organizzazioni sindacali durante il consiglio di fabbrica, l’Ilva fa presente che si rende necessario “effettuare fermate parziali o anche totali di tutti gli impianti a valle e a monte del ciclo produttivo a caldo di Taranto, con inevitabile riduzione del fabbisogno di risorse umane”. L’ipotesi di esuberi per Taranto prevede la “sospensione” di 433 lavoratori dell’area Ghisa, 821 dell’area Acciaieria, 988 dell’area Laminazione, 916 dell’area Tubifici-Rivestimenti tubiFna, 896 del’area Servizi-Staff e 939 dell’area Manutenzioni centrali (in totale 4.114 operai, 574 impiegati, 296 equiparati). L’azienda ha precisato in oltre che “le fermate dell’area di lavorazione a valle dell’area fusoria saranno modulate tra loro in modo alternato e, quindi, l’effetto non sarà cumulativo. Lo stesso sito di Marghera, quindi, potrà essere interessato da una fermata totale e completa, sia pure per un periodo parziale e in stretta interdipendenza con il sito ionico”.

In una nota di ieri pomeriggio il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, “rivolge un vivo appello agli operai ad assumere un atteggiamento di grande compattezza e che veda uniti lavoratori diretti ed indiretti a difesa dell’occupazione. Altrettanto appello rivolge alla Città affinchè esprima azioni di sostegno e vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. La crisi occupazionale del comparto siderurgico non riguarda solo i lavoratori ma l’intero territorio, che non può permettersi perdita di un solo posto di lavoro. A soffrire non sarebbero solo le famiglie degli operai, ma in maniera irreversibile dell’intero territorio con ricadute economiche e sociali devastanti. Anche e sopratutto al Governo centrale si rivolge il Sindaco affinché, parallelamente alle questioni più strettamente legate alla gestione del comparto siderurgico, valuti e guardi con molta attenzione la possibilità di fronteggiare la paventata crisi dei lavoratori siderurgici con soluzioni di apertura e accoglimento in altri bacini occupazionali.

In tale direzione il sindaco sollecita gli interventi previsti per il completamento del piano Brin e del comparto arsenalizio che aprirebbero scenari di straordinaria importanza per la ripresa delle potenzialità del nostro Arsenale della M.M. in termini imprenditoriali ed industriali con prospettiva ad ampio spettro per l’intero territorio jonico e darebbero risposte certe in tempi brevi alla crisi occupazionale che aleggia sulla città, sui lavoratori e sulle loro famiglie”. “Si sveglia troppo tardi” la replica al sindaco di Valentino Gennarini, decano degli agenti marittimi, che rileva come la crisi del Siderurgico “possa avere gravi conseguenze anche sul porto”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche